L’omosessualità non è veramente “africana”?

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Jacob Rukweza è un attivista che ha scritto questo articolo per conto di GALZ – gay e lesbiche dello Zimbabwe, un’organizzazione fondata nel 1989 per facilitare la comunicazione all’interno della comunità gay.

L’omofobia è stata recentemente la notizia all’ordine del giorno da quando i giornali camerunesi hanno pubblicato una lista di persone importanti e li hanno apertamente accusati di essere omosessuali, scatenando un dibattito in tutta l’Africa, molti leader africani hanno il record per le condanne per reati contro l’omosessualità, ma Jacob Rukweza, un’ attivista per i diritti di gay e lesbiche nello Zembabwe (GALZ) sostiene che i politici devono fare spazio agli omosessuali all’interno della legislazione. Continuare a non farlo significa negare un’ aspetto fondamentale della loro società e riflette un’ incompetenza sulle loro capacità di guidare e di rappresentare la nazione.

Tra molti miti creati in Africa , c’è la convinzione che l’omosessualità è sempre stata assente o incidentale ed è una fra le credenze più antiche e più durevoli. Leader africani, storici, antropologici, sacerdoti, autori e africani contemporanei allo stesso modo hanno negato o trascurato l’esistenza di rapporti omosessuali o hanno costantemente sostenuto che tali modelli siano stati introdotti dagli europei.

I Leader dell’Africa meridionale, sono stati accusati di incolpare la cultura “aliena” per via dei problemi interni nei loro paesi. Nel febbraio 1999 al margine del Consiglio Mondiale delle Chiese , durante 8° assemblea , Keith Goddard, direttore di gay e lesbiche dello Zimbabwe (GALZ) che può contare un’adesione di circa 500 persone, la maggior parte dei quali cittadini dello stesso Zembabwe, ha detto in una conferenza stampa ad Harare : “il nostro paese è stato è uno fra i più vocalmente omofoni nel mondo. Il presidente Robert Mugabe, è famoso nel mondo per i suoi attacchi verbali verso i gay”.

Il Presidente Mugabe si scagliò contro i titoli dei giornali nel 1995, quando denunciò i gay e le lesbiche come “pervertiti sessuali” definendoli “inferiori a cani e porci”. Continuò a rifiutare i richiami per le violazioni dei diritti delle persone LGBT, dicendo :” non crediamo di poter dare diritti a tutti”. Mugabe accusa che l’omosessualità è innaturale e non è africana, sottolineando che era una cultura estranea nel loro paese, praticata solo da “pochi bianchi”.
Ha espresso sentimenti simili anche il 25 febbraio di quest’anno, mentre affrontava i suoi sostenitori a Mutare, ad est del paese, durante la celebrazione ufficiale del suo 82° compleanno.

L’atteggiamento e la mentalità di Mugabe verso l’omosessualità rappresenta una percezione dominante fra i leader africani . Nel gennaio 2003 , Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, è stato citato dal quotidiano The New Vision, dove invitava la polizia ad arrestare tutti gli omosessuali ugandesi o chiunque si fosse abbandonato in pratiche sessuali innaturali, anche Museveni ha sostenuto che l’omosessualità non è africana. Sam Nujoma , mentre era ancora presidente del Nambia nel 2003, ha detto anche lui durante una conferenza stampa ad alcuni giornalisti internazionali ,che le pratiche omosessuali erano una “cultura presa in prestito, estranea in Africa e agli africani”.

Mentre alcuni leader nell’Africa occidentale non si sono pronunciati circa i diritti di gay e lesbiche , i loro atteggiamenti sono stati rappresentati in modo eloquente dalle leggi anti-gay che hanno emanato nei loro paesi . Secondo la Sharia in Nigeria e la maggior parte del Nord d’Africa l’omosessualità è un reato punibile con l’impiccagione. Nessuna legge in tutta l’Africa riconosce l’omosessualità come stile di vita ; è generalmente percepito come qualcosa di innaturale e quindi criminale.
Coloro che praticano l’omosessualità sono trasformati automaticamente in fuorilegge, scarti sociali, minacce per la società. Impossibile separare le leggi della leadership politica che le sponsorizza .

Ma la ricerca e le relazioni progressive degli storici contemporanei, antropologi e sessuologi intorno ai temi della sessualità e dei generi nelle società circostanti , delle tradizioni africane, raccontano una storia diversa. Stephen Murray e Will Roscoe’s nel libro “Boy Wives and Famale Husbands (1998) esplora l’omosessualità africana e riporta documenti di relazioni omosessuali in una cinquantina di società , in ogni regione del continente. Saggi di studi di varie discipline esplorano i matrimoni istituzionalizzati fra donne e relazioni omosessuali fra uomini e ragazzi in ambienti di lavoro coloniali, ed i ruoli di genere misti, in Africa orientale ed occidentale.
Il libro copre anche i recenti sviluppi in Sud Africa, dove i gay e le lesbiche sono realizzati con successo, la nazione è di fatti la prima al mondo ad aver vietato costituzionalmente la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e aiuta aiuta a smentire tutto ciò che viene detto sull’omosessualità, forse per ignoranza o per volontà.

Ovviamente difficilmente l’omosessualità potrà essere indicata come un nuovo fenomeno nella società africana. Ma le interviste agli omosessuali se pur superficiali hanno dimostrato che in gran parte il loro comportamenti non è ne preso in presto e ne influenzato dalla cultura straniera.

Jasper un ventitreenne dello Zimbabwe che lavora come parrucchiere a Harare, ha scoperto la sua omosessualità all’età di 12 anni mentre andava ancora a scuola nelle zone rurali di Wedza, dove è cresciuto con i suoi genitori. Egli stesso si definisce una donna intrappolata in un corpo di un uomo, qualcosa che non ha scelto di essere . Dice che il suo comportamento non è influenzato da nessuna cultura occidentale ,dice di aver scoperto la sua sessualità durante la tenera età , in un ambiente agreste , ben prima di poter interagire con qualsiasi altra cosa, che potesse portare il nome di occidentale.

Poul 33 anni , che lavora in Bulawayo come insegnante, dice che si è sposato due volte e ha una figlia di sei anni. Ognuna delle sue mogli lo ha lasciato dopo aver scoperto che il matrimonio era solo una facciata . Paul dice di essere stato costretto a sposarsi dai suoi genitori , che vanno in chiesa ogni domenica “per pregare per il peccato” non è in grado di abbandonare il suo stile di vita, Paul dice di essere “nato gay” e si sente “insultato dalle persone che pensano che questo sia solo uno scherzo”.

Sarah , 28 anni, giornalista di professione, dice di essere lesbica e che c’è ben poco che possa fare per cambiare la sua condizione. Lei dice che non è attratta dagli uomini e non si sposerà con un uomo , perché lei è da sempre attratta dalle donne. Dice che ha una partner femmina e che loro sono innamorate, anche se i loro genitori cercano di incoraggiarle a stabilirsi con un partner di sesso maschile. Dice di aver scoperto la sua sessualità 10 anni prima , quando era al college. “All’inizio ero confusa, non potevo sopportarlo”. Sarah dice che il suo comportamento ed i suo sentimenti vengono in modo naturale.

La cosa che la società africana ha fatto con un certo grado di successo è quello di assicurarsi che l’omosessualità resti tabù , come aspetto della vita, come argomento e come discorso in famiglia.

Per un tipico nucleo famigliare africano , non esistono i gay, lesbiche o bisessuali, i genitori o altri membri della famiglia in genere non cercano di prendere in considerazione o di accettare questa realtà. Nella migliore delle ipotesi le famiglie che hanno notato delle tendenze omosessuali, vengono prese dal panico o rimproverano tale comportamento , come un male, mentre lo respingono come irrilevante.

Un impegno aperto e significativo del nucleo famigliare su tali temi di sessualità è cosa praticamente inesistente, ed il discorso è di solitamente limitato ad ammonimenti e rimproveri. Non c’è da meravigliarsi allora se le lingue volgari hanno sempre un dizionario limitato quando si tratta del tema dell’omosessualità.

Per vari motivi una mentalità da assedio è stata volutamente innestata nella psicologia della famiglia africana per un certo periodo di tempo. Questa mentalità ha costantemente rifiutato di evolversi e di aprirsi alla realtà , anche la più evidente come quella della sessualità divergente e alle preferenze naturali se pur differenti, con istinti diversi negli esseri umani.

Purtroppo questa mentalità ,prepotente e testarda, comunicata anche dalle più alte strutture governative, dalle politiche di governo e dalla legislazione di carattere nazionale, è il risultato di un punto di vista che non riconosce l’omosessualità come stile di vita , sia nelle politiche governative che nelle leggi ,di conseguenza rifiutano di ammettere l’omosessualità stessa, ed è anche il motivo per cui nella maggior parte dell’Africa , escluso il Sud Africa ed alcuni altri paesi che non sono stati colonizzati dagli inglesi, l’omosessualità è classificata sotto varie forme di legislazione come reato penale e a sua volta punibile.

La “mentalità dello struzzo” che viene adottata da molti governi africani ha chiaramente fallito nel proiettare le nazioni verso un futuro, che dovrebbe appartenere a tutti. La tendenza ad immergere la testa sotto la sabbia di fronte ai problemi complessi è ingenua e regressiva. Quando si decide finalmente di tirare fuori la testa , il problema sarà ancora lì, forse anche più complesso, ma si dovrà guardare in faccia alla realtà.

Inoltre le leggi che non riescono a riconoscere la realtà delle circostanze finiranno col riflettere il male su coloro che hanno la responsabilità di servire e legiferare l’esecuzione di una buon ordinamento . Si tratta di una grande debolezza da parte della società, quando le sue regole ignorano aspetti fondamentali della vita del suo popolo, sulla base della complessità percepita da tali aspetti. I decreti in ogni suo passo dovrebbero , dovrebbero in qualsiasi momento essere in grado di affrontare in modo definitivo tutte le circostanze . La mancanza di poter vivere in questa aspettativa può solo significare che coloro a cui era assegnato il compito di fare le leggi per conto della società, sono stati incapaci e incompetenti di leggere o interpretare i bisogni fondamentali della gente.

Ciò che deve essere chiaro è che quando un provvedimento non riesce a individuare la realtà sociale ,cioè lo scopo a cui è stata destinata , la legge in questione è sbagliata e dovrebbe essere corretta. I Parlamenti di tutto il mondo sono eletti per fare leggi che servono a curare gli interessi dei loro cittadini e per modificarle se vengono violati i diritti e gli interessi di ognuno dei propri membri, non c’è un modo migliore per i parlamentari africani per guadagnare le loro quote di rappresentanti che fare ordinamenti che curino gli interessi del popolo , ed in primo luogo che portino al riconoscimento dell’esistenza di tutte le persone.

Le leggi in qualsiasi parte del mondo sono fatte per servire e difendere la società e la sua gente, non viceversa , nel servire e proteggere le persone si dovrebbe essere equi e giusti agli occhi di tutti. In altre parole, il regolamento dovrebbe essere equo e giusto agli occhi di uomini, donne, bambini, insegnanti, avvocati, medici, gay, lesbiche,bisessuali, cattolici, anglicani , metodisti, neri e bianchi allo stesso modo.

Il fatto che la legge in Africa non riconosca l’esistenza dell’omosessualità come stile di vita non farà in modo che gay e lesbiche scompaiano. La loro esistenza è reale come il colore della nostra pelle, quindi sarà impossibile ignorare la loro esistenza ,sarebbe come ignorare l’esistenza della stessa dell’umanità.

Tuttavia gli inviti intenzionali da parte dei leader africani di portare l’ arresto per le persone LGBTI nei loro paesi è un tacito, anche se intenzionale , riconoscimento della loro esistenza. Stiamo infatti assistendo ad un cambiamento di paradigma da parte dei nostri leader; una transizione riluttante da rifiuto a riconoscimento . Il disegno di legge nigeriano che è servito ad emanare disposizioni per la proibizione delle relazioni fra le persone dello stesso sesso , quindi il divieto della “Celebrazione del Matrimonio” è per molte questioni ad essa relative , reazionaria e draconiana , ma lascia comunque presumere l’esistenza di omosessuali nella società, anche Mugabe nel suo recente discorso a Mutare ha ammesso infine, anche se riservatamente, l’esistenza di omosessuali neri in Zembabwe anche se ha detto a Shona “sono pochi”. Possiamo solo sperare che tali messaggi possano col tempo tradursi in una tolleranza ed un’ apprezzamento maggiore per le differenze sessuali ed i generi naturali.

Tradotto e adattato Tobias Pellicciari

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