SITUAZIONE DEI RIFUGIATI IN KENYA E IN SENEGAL, RISULTATI DI ANALISI

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logo1cc120In questa relazione vorremmo far luce sulla situazione poco conosciuta, di una delle conseguenze delle leggi anti-gay applicate in molti paesi dell’Africa, International LGBTI Support ha avviato una ricerca sui Rifugiati LGBTI in Kenya e in Senegal, per capire quali siano le loro reali condizioni e poterli aiutare.
Per fare questo sono stati utilizzate dati e relazioni raccolte da diverse associazioni in supporto ai diritti LGBTI e alcuni sondaggi avviati dal nostro programma “Support Uganda”. Speriamo che il nostro lavoro vi aiuti a comprende al meglio il dramma di chi ha un diverso orientamento sessuale o identità di genere.

• 37 nazioni africane criminalizzano le relazioni omosessuali
• 4 nazioni africane consentono la pena di morte verso le persone LGBTI in tutto/o in una parte de Paese.
• 2 nazioni africane , Nigeria e Uganda , hanno implementato nuove leggi anti-gay negli ultimi 12 mesi.
• 2 nazioni africane hanno leggi contro la “propaganda” LGBTI.
• 1 nazione africana garantisce la parità di diritti e tutela alla discriminazione dei cittadini LGBTI. ( purtroppo però ,molto spesso queste leggi non vengono applicate).


L’Uganda nell’ultimo periodo ha fatto molto discutere per via della legislazione Anti-gay. Il Presidente Yoweri Museveni aveva approvato a febbraio 2014 una legge restrittiva, Anti-Homosexuality Act ,che inaspriva le pene nei confronti degli omosessuali, con il carcere a vita. La legge fu presentata nel 2009 da Devid Bahati un membro del Parlamento ugandese, in seguito venne poi modificata, la prima versione comprendeva ancora la pena di morte. L’Uganda criminalizza i gay sulla base di una vecchia legge sulla sodomia ereditata nel periodo della colonizzazione britannica, anche se le punizioni sono state notevolmente rafforzate dal 1990 , la sezione 140 del codice penale punisce :”la conoscenza carnale dell’ordine contro natura”. (Rap.Human Rights Watch)

Oltre la sezione 140 l’Uganda applica l’ergastolo per i comportamenti omosessuali, sezione 141 che punisce i “tentativi di conoscenza carnale” con una pena massima di 7 anni di carcere . La sezione 143 punisce “gli atti osceni” con un massimo di 5 anni.

I funzionari governativi in Uganda hanno regolarmente minacciato e molestato lesbiche ,gay, bisessuali e transgender .
Nell’ottobre 2004 James Nsaba Buturo, ministro dell’informazione del Paese ,ha ordinato alla polizia di indagare e prendere provvedimenti nei confronti di una associazione per i diritti LGBTI.

Per via di queste continue persecuzioni molte persone LGBTI lasciano spesso le zone rurali per aree urbane più tolleranti. Migrano verso paesi vicini che offrono un maggior riconoscimento di tutela giuridica.
Anche se la legge Anti-Homosexuality Bill è caduta ad agosto 2014, la situazione in Uganda, non è molto migliorata e molte persone omosessuali continuano la loro fuga verso il Kenya.
I gay ugandesi secondo i dati dell’associazione per i rifugiati ORAM, si rifugiano spesso in Kenya per sfuggire alla detenzione e alla persecuzione, per questo motivo sono anche più a rischio di violenze sessuali.

I dati dicono che 58 ugandesi LGBTI fuggiti in Kenya hanno sperimentato la violenza e discriminazione nel campo profughi di Kakuma.

In Gambia le autorità hanno condotto una caccia alle streghe porta a porta, alla ricerca di persone gay , anche in questo paese le cose stanno peggiorando per le persone omosessuali e molti gay gambiani hanno attraversato il Senegal nel corso dell’anno passato , lottando per arrivare, ed essere riconosciuti come rifugiati.
Una vera lotta alla sopravvivenza quella delle persone LGBTI che si vedono privati dei loro diritti.
Il comitato per i rifugiati di Dakar in Senegal , non è riuscito a fare il suo lavoro e ad impedire alla gente di tornare nei mesi successivi, perché non gli era stato riconosciuto lo status di rifugiato. Molti gambiani sono così rimasti impantanati , senza sapere dove andare, dove alloggiare o come sopravvivere.

Nonostante l’attuale situazione molte di queste persone “sognano un giorno di poter tornare al loro paese ed essere accettati….”

Parecchie di queste persone in seguito al trasferimento in un altro paese vengono tagliate fuori dalle reti di sostegno devono così ricorrere alla prostituzione.
I dati di un rapporto di ORAM rivela che anche molti omosessuali in Kenya ricorrono alla prostituzione , molti dei quali vengono arrestati.
Molti di loro devono affrontare il problema dei traumi subiti durante la loro vita e la loro salute mentale è a rischio. Sono più a rischio di aggressioni all’interno dei campi profughi e più esposti alla discriminazione , per questo è importante lavorare insieme per esaltare questi problemi anche oltre le frontiere.
Ci sono molte persone africane rifugiate anche nel Regno Unito e dovrebbero alzare la voce per aiutare chi è in carcere e subisce leggi ingiuste e altre forme di discriminazione nei loro paesi di origine.

Durante il nostro sondaggio molte persone hanno suggerito di creare alloggi più sicuri dove ci possa essere un reale supporto per le persone LGBTI , che vengano garantiti interventi forti per segnalare i crimini contro i gay.

Si deduce dalle risposte ricevute durante il nostro sondaggio, che molte persone in Africa hanno una cattiva informazione di ciò che sta succedendo nel loro Paese, sicuramente complice la manipolazione dei media. Servirebbe, come è stato suggerito dalle persone omosessuali, un approccio informativo più duro da parte delle ONG già presenti sul territorio. Si segnala l’esigenza di più punti di ascolto, che possano dare loro un supporto concreto per affrontare la situazione, una maggior educazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere dovrebbe essere rivolta alle persone comuni, alle famiglie , ai colleghi di lavoro e ai loro vicini di casa .

Credo sia importante sapere che in Uganda i giornali sono in gran parte finanziati dalle chiese evangeliche con i fondi provenienti dagli Stati Uniti , conducendo vere e proprie campagne omofobe, pubblicando foto degli attivisti LGBTI, con i loro nomi, posti di lavoro e indirizzi personali.
Come è successo in passato con l’attivista, avvocato David Kato, assassinato in seguito nel 2011, dopo che il giornale “Rolling Stone” aveva pubblicato una lista di nomi di presunte persone omosessuali, fra i quali il suo.

Anche in seguito a questi eventi spiacevoli oltre 700 attivisti hanno deciso di lasciare il loro paese per trovare rifugio in luoghi più sicuri e chiedere asilo in Europa.
Una delle proposte avanzate è quella di concordare con gli Stati Membri politiche di asilo più flessibili e facilitare la consegna dei visto e dei documenti per gli attivisti LGBTI che sono maggiormente a rischio.


Nella domanda n°6 è stato chiesto:

In molti paesi africani , come la Nigeria ,l’Uganda, il Gambia etc sono state adottate leggi restrittive nei confronti delle persone LGBTI, come Anti-Homosexuality Act o Seme Sex Marriage Prohibition Act, quale pensi dovrebbe essere la posizione delle ONG e dell’Unione Europea a riguardo?

Alcune persone hanno chiesto un maggior impegno rivolto alle persone omosessuali vittime di molestie , un trattamento più equo , la possibilità di migrare in un ambiente più sicuro.
Puntare di più sui piccoli progetti rivolti alla comunità e a dare così più valore ai diritti.

Si deduce che spesso le associazioni non sembrano abbastanza presenti per poter dare a queste persone il supporto di cui hanno bisogno. La conseguenza è la cattiva informazione che dà un ampio spazio alle persone come Scott Lively che si recano in Africa per portare omofobia ed altre cattive informazioni . Coinvolgono persone nell’ambiente politico ed ecclesiastico, come il Pastore Martin Ssempa che tiene numerosi seminari anti-gay in Uganda.

Un altro punto dolente sembra la mancanza di programmi per la protezione di queste persone, per la loro salute, aiuti alimentari ,una corretta informazione ed educazione.

Alla Risp. n° 11, Cosa di può fare per bloccare la discriminazione delle persone LGBTI in Africa. Hai qualche idea?

Si sollecita le azioni delle ONG , per combattere la discriminazione più uniti e chiedono di limitare la promozione di omofobia o discorsi che la promuovono , spesso si basano sulla discriminazione dell’orientamento sessuale ed identità di genere. Una rete più forte, ci sono molte piccole organizzazioni in Africa che lavorano da sole, cercare di unire le proprie forte per contrastare il problema.

Certo questo non è facile , anche alla richiesta di maggior consapevolezza sociale nel paese , i punti dolenti sono di certo la poca cultura e l’elevata povertà di molte zone rurali.

Alla Risp.n° 10 Cosa potrebbe essere utile per migliorare le condizioni delle persone LGBTI rifugiate?

Molti chiedono più aiuto e supporto legale , le agevolazioni dei permessi di asilo a tempo indeterminato, che spesso richiedono procedure troppo lunghe . Agevolare i permessi di asilo in Europa , per via dell’elevata discriminazione e intolleranza le persone LGBTI dovrebbero avere il permesso di restare in Occidente che per loro è il posto più sicuro.
Ancora una volta gli intervistati ci ricordano che per permettere questo le ONG dovrebbero creare più coalizioni.
Ultimo ma non meno importante , aiutare con i fondi e risorse le persone che vorrebbero fuggire ma spesso non hanno possibilità economiche. Cercando di sollevarle dalle loro sofferenze . Anche se secondo alcuni, migrare in un altro paese non è la migliore soluzione.

Dai dati poche persone LGBTI sono comunque state messe al corrente delle situazione delle persone rifugiate in Kenya o in Senegal , visto che pochi sono stati in grado di dare risposte al nostro sondaggio , sicuramente l’informazione corretta in questi casi viene penalizzata dalle restrizioni legislative sul territorio.

In uno studio delle Nazioni Uniti sul programma sulle violenza sessuale , viene messa in evidenza la necessità di fuga delle persone che hanno subito discriminazione dovuta al loro orientamento sessuale o identità di genere , i contesti di spostamento forzato, come i campi profughi e le comunità sfollate.

Vogliamo ricordare che il Kenya ha una lunga storia di persone rifugiate, dal 1960 fino al 1980, i rifugiati provenienti dall’Uganda sono stati integrati nella vita del Paese, i centri urbani come Nairobi, Mombasa, Eldoret e Kisumu accolgono numerosi rifugiati e richiedenti asilo. Nel campo di Kakuma sono segnalati 58 rifugiati LGBTI ugandesi, 23 sono arrivati prima che la legge Anti-Homosexuality Bill venisse approvata, altri 35 sono arrivati dopo.


Vogliamo anche distingue il termine rifugiato da sfollato o richiedente asilo.

La definizione di Rifugiati della Convenzione sui rifugiati del 1951, come una persona che ” per il fondato timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità , appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per delle sue opinioni politiche , si trova fuori dal paese in cui ha la cittadinanza e non vuole o non è in grado di avvalersi della protezione di questo Paese.
“In sintesi ,un rifugiato è una persona in un paese straniero, che non può tornare al suo paese d’origine, per paura di persecuzioni e cause di caratteristiche di identità o di credo”.

Il termine sfollato invece che viene chiarito sui Principi della Guida sugli sfollati del 2004 , sono persone o gruppi di persone che sono state costrette o obbligate a fuggire o a lasciare le loro case o i loro luoghi di residenza , in seguito a particolari ordini per evitare gli effetti dei conflitti armati, o situazioni di violenza generalizzata, violazioni dei diritti umani o disastri compiuti dall’uomo.

Nel suo studio UNHCR ci spiega il concetto di “violenza sessuale e di genere” , che comprende anche la discriminazione contro le donne . Essi comprendono atti che infliggono danni fisici , mentali o sessuali , sofferenze o minacce , la coercizione o altre privazioni della libertà.

I dati che ci vengono riportati sulla situazione dei rifugiati nel 2012 al campo profughi di Dadaab , al confine con il Kenya e Somalia ,ha registrati quasi 6000 nuovi arrivi sola dalla Somalia. Ad agosto 2012 il numero totale di rifugiati registrati e richiedenti asilo era di oltre 630.000.
Fra questi anche molte persone LGBTI, che durante i loro spostamenti possono aver subito varie forme di violenza , come lo stupro, lo stupro collettivo, lo sfruttamento sessuale.
I bisogni dei rifugiati che hanno avuto esperienza di violenza sessuale e di genere sono persone suscettibili e hanno bisogno di azioni urgenti e complesse. Essi possono sperimentare sofferenza fisica o psicologica derivate dal dislocamento e dalla loro esperienza di violenza.
Ancora molto scarse le informazioni sui rifugiati del Senegal, non ostante le nostre ricerche non sono state trovate concrete informazioni sulla qualità di vita nei campi e sui loro bisogni.

Altri informazioni sui rifugiati del Kenya ci arrivano da Kuchu Diaspora Alliance-USA (KDA-USA) , che è a conoscenza della presenza di rifugiati LGBTI ugandesi in varie parti del mondo.
Ci segnalano che ci sono due tipi di rifugiati in Kenya , quelli nel campo di Kakuma e i rifugiati urbani che vivono a Nairobi e nelle città vicine.

Le condizioni di entrambi sono orribili . Nel campo di Kakuma molte persone LGBTI sono state recentemente sotto attacco a causa del loro orientamento sessuale, per lo più le aggressioni sono state compiute da sudanesi e somali.
I rifugiati riferiscono che non vi è alcuna protezione da parte dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite (UNHCR) e la polizia è stata segnalata per minacce alle vittime. Un attacco ha avuto luogo il 27 giugno 2014.

Un rifugiato ugandese LGBTI è stato lapidato da alcuni profughi sudanesi che sostenevano che “gli omosessuali non meritano di vivere tra gli esseri umani”. Gli aggressori hanno poi fatto irruzione nella zona dei profughi LGBTI e li hanno attaccati.
Niente sono valse le proteste che sono state fatte dai 35 rifugiati che hanno marciato verso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per via della scarsa protezione e la mancanza di materie prime necessarie a disposizione nel campo.
La polizia a Kakuma è stata spesso segnalata per aver molestato ulteriori vittime, molti preferiscono non denunciare i fatti, i rifugiati hanno paura di essere uccisi , attacchi come questi capitano ogni tanto.

Alcuni profughi che avevano speso molto tempo nel campo avevano ottenuto posti di lavoro , una volta appreso che erano gay sono stati licenziati , in queste condizioni non possono permettersi i farmaci, il cibo , i vestiti e i mezzi di trasporto, per andare a fare richiesta dei documenti, neppure gli elementi essenziali per l’igiene.
Bisogna poterli aiutare con l’affitto , scorte di cibo, medicine, trasporti , abbigliamento , biancheria per il letto etc
Sono anch’essi esseri umani ,hanno dovuto abbandonare le loro case per motivi di sicurezza e soffrono in un paese dove non gli è permesso di lavorare, vengono discriminati e maltrattati quotidianamente, molti di loro sono malati e deboli.
(Dati sono forniti da KDA-USA)

Durante i nostri sondaggi queste informazioni ci vengono confermate, c’è molto malcontento per via delle poche azioni messe in pratica per aiutare concretamente queste persone, soprattutto poco impegno da parte degli organi coinvolti.

Credo sia anche importante spiegare che un rifugiato è diverso da un richiedente asilo . Un richiedente asilo va direttamente in un paese sicuro, aspetta che gli venga concesso il diritto di asilo per poi transitare in un altro. Il rifugiato invece per via della mancanza di fondi necessari è costretto a sostare in un paese più povero in attesa di poter andare altrove.
Purtroppo molto spesso questa sala di attesa si trasforma in una abitazione di fortuna . Nella maggior parte dei casi è possibile ottenere lo status di rifugiato attraverso le Nazioni Unite è solo questione di attesa.
L’UNHCR ha una burocrazia lenta, anche se fortunatamente negli ultimi anni sono diventati più sensibili alle esigenze degli migranti.

Questi rifugiati meritano di essere trattati con dignità, non con gli abusi che spesso sono costretti a subire e ad affrontare a Kakuma, rischiando la loro vita.
Internatinal LGBTI Support vuole poter garantire a questa gente più sicurezza e nuove possibilità per una vita migliore. Ci impegnano quindi a percorrere questo cammino assieme per aiutare queste persone in estrema difficoltà.

Come già abbiamo segnalato in precedenza, oltre all’Uganda altri paesi hanno abbracciato leggi discriminanti , il Presidente della Nigeria Goodluck Jonathan ha firmato una legge a gennaio 2014 che punisce i gay fino a 14 anni di carcere . In Camerun , un uomo è stato imprigionato per aver dichiarato il suo amore ad un altro uomo in un messaggio di testo. In Etiopia , i legislatori stanno discutendo per approvare una nuova legge che rende l’omosessualità un reato imperdonabile. secondo il diritto di amnistia.

La nostra associazione si impegna attraverso il nostro programma Support Uganda a dare un aiuto reale alle persone LGBTI che per via delle dure leggi anti-gay , sono costrette a chiedere asilo o rifugio , lasciare le famiglie, gli amici e la loro terra , vivere in situazioni di disagio e pericolo in attesa dello status di rifugiato in paesi troppe volte ostili . Noi vogliamo garantire a queste persone un sostegno , per raggiungere condizioni di vita per lo meno accettabili se non ottimali. Per questo chiediamo il contributo di tutti ed il vostro appoggio, ma anche i vostri suggerimenti per poter elaborare al meglio il nostro lavoro.
Perché nessuna vita deve essere buttata e ha il diritto di essere vissuta a pieno con tutti i diritti.

Campagn for Refugees

Immagine di Aldo Soligno

INTERNATIONAL LGBTI SUPPORT

Director Manager

Tobias Pellicciari

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