Affrontare l’odio: sopravvivere ad un attacco omicida

Postato il Aggiornato il

Questa che Support Uganda vi vuole raccontare è una storia vera,  ed è il racconto di una brutale violenza che l’attivista, giornalista Joseph Odero (che chiameremo Joe) ha dovuto subire per aver accettato di documentare in un articolo con la sua testimonianza, l’omicidio di un giovane gay adolescente.
La vicenda è stata seguita da un gruppo di attivisti LGBTI keniani , Odero dopo essere stato picchiato e ridotto in fin di vita nel mese di gennaio, aveva bisogno di un trapianto di rene per poter sopravvivere. Nonostante le minacce continue di morte, aveva avuto il coraggio di  testimoniare a favore di un giovane che era stato assassinato.

Anche se attualmente Odero ha subito una lunga operazione resta in pericolo di vita. Per motivi di sicurezza non possiamo rivelare il suo domicilio ed il nome utilizzato sarà uno pseudonimo.

Questo è il messaggio che Joe Odero inviò dal pronto soccorso dell’ospedale di Kakamega in Kenia, il 18 gennaio:

Quella sera mi ero recato alla stazione di polizia di Kakamega , per segnalare alcune minacce di morte che avevo ricevuto. ma prima ancora di raggiungere la porta della stazione di polizia quattro aggressori armati mi hanno bastonato e colpito con un machete , lasciandomi a terra in fin di vita“.

Questo episodio è avvenuto dopo che l’uomo da due settimane aveva cominciato a ricevere numerose telefonate anonime dove lo minacciavano di morte, almeno che non avesse ritirato la sua testimonianza per l’assassinio del ragazzo intersessuale avvenuto a Malindi in Kenya. Il 16 gennaio quattro visitatori minacciosi si erano presentati a casa sua a Kisumu in Kenya , fortunatamente lui non si trovava in casa. Avvertito dal fratello della visita , Joe non aveva fatto rientro a casa per sicurezza, ma si era recato da un amico, Eric, che abitava a 30 miglia di distanza da Kakamega. Da lì si era messo in contatto con le forze dell’ordine di Malindi per raccontare ciò che gli era successo, ma loro gli avevano consigliato di segnalare l’incidente alla polizia di Kakamega.

Probabilmente, qualcuno alla stazione di polizia di Malindi doveva aver fatto una soffiata ed avvertito gli uomini che stavano cercando Joe , dicendogli che stava andando a denunciarli. Gli uomini lo hanno attaccato fuori dalla stazione di polizia di Kakamega, lo hanno percosso con il fucile , hanno infierito poi su di lui con un machete e lo hanno lasciato in fin di vita sul ciglio della strada, credendolo morto, proprio davanti alla centrale di polizia.

In torno a lui si era raccolta una grande folla di persone, mentre giaceva in terra in una pozza di sangue, ma nessun agente si era affacciato per vedere cosa stesse succedendo.

I passanti hanno portato Joe all’Ospedale Generale di Provincia a Kakamega, dove gli è stata diagnosticata un’emorragia interna ed una probabile frattura del cranio. Fortunatamente aveva ancora il suo telefono cellulare , dall’ospedale ha potuto chiamare il suo amico Eric, che si è precipitato da lui.

Joe-Colin-kenya-showing-kisumu-and-malindi-researchgate-net

Eric in modo tempestivo ha inviato la foto dell’amico con la testa rotta ad un giornalista, Colin, scrivendo :

Sono nell’infermeria del pronto soccorso e sono stato vittima di un’aggressione“.

Joe stava vivendo un grosso dolore non solo fisico, ma anche per l’incomprensione di ciò che aveva subito. L’ospedale di Kakamega purtroppo era provvisto solo di poche attrezzature mediche di fortuna, ed una radiografia aveva mostrato che Joe aveva una costola fratturata , ma anche il cranio poteva essere rotto.

Doveva fare subito una risonanza magnetica , ma loro non potevano effettuarla, quindi Joe doveva essere trasferito in un altro ospedale che si trovava a circa 60 miglia di distanza da Eldoret.

Ma non poteva essere dimesso se prima non pagava la sua parcella .

Dopo essere stato trasportato nella nuova struttura, il medico aveva già il sospetto di una lesione ai tessuti interni e in breve tempo gli fu diagnosticata una lesione al rene sinistro.

Per fortuna al ragazzo era stato permesso un tempestivo trasferimento , senza aspettare il saldo della degenza ospedaliera. Complici le sue gravi condizioni.

Nel nuovo ospedale gli è stata diagnosticata una frattura del cranio ed una lesione al rene sinistro che doveva essere rimosso.
Le spese che Joe ha dovuto sostenere per queste operazioni sono state molto alte il Moi Hospital ha preventivato 35.000 Ksh (circa 350 $ US) altri 67.000 incluse le spese delle diagnosi dell’Ospedale di Kakamega, il suo viaggio in ambulanza , la risonanza , la chirurgia al cranio e i farmaci.

Nel giro di poco tempo i costi che Joe doveva sostenere avevano superato il suo budget di coperture sanitarie del 2015, non c’erano più soldi per le cure mediche e purtroppo neppure per mantenerlo in sicurezza lontano dagli uomini che lo avevano aggredito. Anche se Colin era sicuro che Joe stesse dicendo la verità, pensò fosse stato incastrato in una truffa, ma purtroppo non aveva le prove per poterlo dimostrare, oltre alla foto che Eric aveva scattato della testa danneggiata.

Joe-Colin-hivsasa-com

Truffe di questo tipo sono un vero problema in Africa, molte persone vengono indotte a pagare grosse cifre di denaro, con meschini stratagemmi, così per capirne di più Colin si mise a cercare in mezzo alla documentazione che Joe gli aveva lasciato per trovare qualche prova.
Nel 2014, Colin ed altri giornalisti avevano nutrito sospetti su di una organizzazione dell’Africa orientale, che induceva a pagare ingenti somme per l’evacuazione di persone LGBTI ugandesi in pericolo. Per poterli fare uscire dal paese sotto copertura. Le spese per il loro trasporto venivano finanziate da un’associazione anonima dell’Africa orientale che utilizzava il nome di “Levi Coffin II” un agitatore abolizionista che aveva contribuito ad aiutare gli schiavi in fuga a scappare dal Sud America nel 19°secolo .
In seguito il nome fu modificato, ma l’organizzazione si è comunque rifiutata di mettere i giornalisti in contatto con gli sfollati, anche dopo che avevano raggiunta la propria destinazione ed erano finalmente al sicuro.

Joe diverso tempo prima aveva scritto un articolo su un Pastore , Edwin Sikot , un sostenitore dei diritti dei gay in Kenya che aveva postato su di un blog un pezzo dove menzionava un matrimonio fra due persone dello stesso sesso avvenuto nel marzo 2015. Secondo quanto riferito, dopo che questo articolo venne pubblicato Sikot ed il suo partner subìrono un’aggressione, così si misero a cercare fondi per lasciare la Tanzania , anche se poi il coniuge di Sikot ritrattò questa versione, e negò che la coppia si fosse mai sposata. L’articolo di Joe su quegli eventi non fu mai pubblicato, dopo che un attivista keniano , giornalista gay, Daniz Nzioka aveva condotto un’indagine e aveva concluso che quella dei due uomini poteva essere tutta una montatura a scopo di lucro. A questo però Joe non ha mai creduto , ma si rifiutò di divulgare il suo articolo. Colin pensò che l’episodio potesse essere correlato.

Così sulla base di questi avvenimenti Colin chiese a Joe i referti medici con i conti dell’ospedale . Un’ infermiera Nelly ha provveduto ad inviare tutto il materiale via e-mail e Colin, ha accettato di pagare il conto dell’ospedale.

Dopo aver pagato quello che era rimasto in sospeso, in modo che Joe potesse riavere le sue medicine hanno iniziato a pensare di rivolgersi a qualche organizzazione di supporto per farsi fornire un aiuto finanziario . Ma Joe era preoccupato per la propria incolumità e pensò che così facendo correva il rischio di farsi trovare dai suoi aggressori.
La diffusione di informazioni avrebbe messo a rischio la sua sicurezza . Successivamente il 24 gennaio, dopo che Nelly aveva inviato a Colin i referti medici di Joe dove vi erano confermate le sue condizioni di salute, si scongiurò definitivamente il rischio di una truffa e Colin accettò di aiutare il collega.

Vi abbiamo raccontato la storia di Joe e Colin per farvi capire il pericolo che possono correre i giornalisti in Kenya , osservando che:

dicono di essere costantemente minacciati , intimiditi, attaccati e che anche le autorità di governo sono spesso colpevoli di atti illegali… ”

La cosa più grave che questi attacchi si svolgono in un clima di impunità, nessuno viene mai chiamato a rispondere dei propri reati“.

Se volete donare qualcosa per aiutare Joe e le sue cure , trovate il link qui sotto:

Sostieni le cure di Joe

(L’articolo e le informazioni sono di Crimes76)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...