UNHCR BLOCCA I FONDI PER I PROFUGHI LGBTI UGANDESI RICHIEDENTI ASILO IN KENYA

Postato il Aggiornato il

Da un paio di anni i profughi Ugandesi stanno affrontando un periodo difficile , come se non bastasse dover vivere il trauma dell’abbandono da parte della propria famiglia, amici, della religione e della loro comunità e del governo. Oggi le persone LGBTI ugandesi richiedenti asilo in Kenya come rifugiati devono affrontare anche le incertezze del partner operativo UNHCR e del noto HIAS.

Campagn for Refugees

Centinaia di persone LGBTI sono costrette ogni anno ad immigrare dall’Uganda in paesi più tolleranti come il Kenya, anche con poche risorse tentano il viaggio per scampare alla violenza della discriminazione. Negli ultimi anni i problemi coi permessi di soggiorno rilasciati dalle Nazioni Unite si sono intensificati e anche i fondi per il sostegno di queste persone stanno per esaurirsi. Una vera emergenza per la comunità LGBTI che nonostante i sacrifici non può permettersi una vita tranquillità. Centinaia di persone in cerca di asilo verso il Kenya subiscono ogni anno una doppia minaccia, sia da parte della comunità in cui vivono , sia da parte delle organizzazioni che dovrebbero garantire loro un aiuto.

Molte persone LGBTI in Kenya sotto la protezione dell’UNHCR sono state gettate furori dalle proprie abitazioni e dai dormitori dove alloggiavano , soffrono la fame ed alcuni son perfino stati imprigionati.
Attualmente centinaia di aiuti alla comunità gay sono stati tagliati bruscamente a causa di speculazioni poco chiare , i soldi che inizialmente erano stati messi a disposizione per acquistare il cibo o pagare gli affitti non sono più disponibili, ed i richiedenti asilo vengono ricattati.
Il giorno 9 del mese in cui ricorrevano i pagamenti, molti sono stati messi fuori dalle loro case a causa della mancata retribuzione, alcuni di loro ricorrono al lavoro sessuale per poter saldare le spese e per trovare qualche soldo per il cibo.

La richiesta di International LGBTI Support come quella di altre associazioni è rivolta alla comunità internazionale e ad altri sostenitori per poter dare una mano l’UNHCR in Kenya a identificare delle organizzazioni che possano assistere le persone LGBTI e dare loro un sostegno concreto per tenerli lontani dai pregiudizi. L’omofobia rende difficile a queste persone dedicarsi ad un’attività che gli permetta di mantenersi. Per questo devono essere protette.

Attualmente le centinaia di rifugiati LGBTI in Kenya sono preoccupati per il loro futuro sulla scia delle intimidazioni che il Paese continua a fare, minacciando la chiusura degli enormi campi profughi che ospitano 400.000 mila persone che sono fuggite dalle guerre e dalle violenze in tutta l’Africa. Molti dei rifugiati provenienti dall’Uganda sono scappati per allontanarsi dalle violenze anti-gay, sono circa 55.000 gli esuli omosessuali nel campo di Kakuma nella parte nord ovest del Paese. Un’altra parte sono a Nairobi che lotta per la propria sopravvivenza, con un reddito limitato o nullo, mentre continuano a sperare che venga concesso loro il reinsediamento per poter essere mandati all’estero.

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Il governo del Kenya ha già detto più volte di voler chiudere tutti i campi profughi e mentre l’UHNCR (l’ufficio dell’Alto Commissario per le Nazioni Unite per i rifugiati) implora il Kenya di ripensarci e cambiare la propria decisione, si attendono ancora informazioni certe su come avrebbero intenzione di muoversi per affrontare quella che potrebbe diventare una grave crisi. La domanda che sorge spontanea è , dove verranno collocate tutte queste persone? chi penserà a loro?

Gli sfollati LGBTI dopo aver letto i titoli dei giornali, sono molto spaventati e la tensione sta generando in loro forti situazioni di stress, questa incertezza non è piacevole, non sanno cosa accadrà nel loro futuro, Come si comporterà l’UHNCR ? come faranno a sopravvivere, a sostenersi finanziariamente , chi si occuperà di loro se l’organizzazione ritirerà i propri finanziamenti?

Gli impatti della chiusura , saranno avvertiti per lo più delle persone che sono fuggite dalle zone devastate dalle guerre in Somalia e in Sudan, che oggi, sono nuovamente minacciate dal paese che le ospita, che sta costruendo un muro impedendo loro di costruirsi un futuro. Inoltre, anche se costituiscono una parte molto piccola della popolazione, ci sono quelli che sono sfuggiti alle leggi anti-omosessualità e alle persecuzioni sociali in diversi paesi africani.
I campi del Kenya, racchiudono circa 300 rifugiati LGBT sia quelli che hanno già ottenuto un mandato, che quelli che ancora lo stanno attendendo. Vengo per lo più dall’Uganda, ma anche dal Burundi, Ruanda, Etiopia e Repubblica Domenicana del Congo. In questo momento si può stare ancora tranquilli , perché l’UHNCR gestisce ancora questi casi e la maggior parte degli sfollati LGBT non è più ospite dei campi, ma vivono nelle aree urbane , come quella di Nairobi. Tuttavia c’è ancora qualcuno che soggiorna nel campo di Kakuma.

Servono almeno due anni per ottenere un riconoscimento legittimo di rifugiato LGBT per essere reinsediato all’estero, oggi quelli che hanno il maggior punteggio sono stati reinsediati in alcuni Paesi d’Europa , Canada, Stati Uniti e Islanda. La loro sopravvivenza in Kenya in attesa del reinsediamento è stata estremamente impegnativa , l’HIAS (l’agenzia internazionale per la migrazione e il reinsediamento dei rifugiati è stata fondata nel 1881 ed è precedentemente nota come l’ebraico Immigrant Aid Society) fino a questo momento ha fornito stipendi per aiutare i rifugiati urbani nel loro mantenimento. Ma nonostante questo diversi mesi fa hanno ricevuto la notizia che gli stipendi sarebbero cessati nel giugno 2016. Ora, questa notizia è abbastanza allarmante e getta la comunità nell’incertezza , sottoponendola ad un forte stress emotivo.

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Piccoli gruppi di rifugiati LGBT sono stati formati per creare piccole imprese nelle aree urbane, nella speranza di generare un reddito che possa sostenerli nella loro vita futura , ma purtroppo è molto improbabile che queste piccole imprese riescano a sopravvivere alla stretta che attuano le forze dell’ordine nei confronti dei rifugiati urbani del Kenya . Sembra chiaro che gli esuli non sono i benvenuti in Kenya e la preoccupazione del governo non è sicuramente quella di onorare la protezione delle Nazioni Unite per i rifugiati. Già negli anni precedenti molti sfollati LGBT sono stati oggetto di vessazioni e brutalità attuate nei loro confronti da parte delle forze dell’ordine, non si sa dove tutto questo ci porterà. La comunità omosessuale internazionale deve iniziare a prepararsi attraverso una raccolta fondi che potrà usare in caso di emergenza da distribuire come primo sostegno ai rifugiati, solo così potranno contrastare l’emergenza sul nascere.

Il 6 maggio è stato dato l’annuncio che il Ministro degli Interni , per colpa dei troppi sgravi economici e carichi ambientali e qualche problema alla sicurezza , aveva fatto sciogliere il suo Dipartimento per gli affari dei rifugiati e stava lavorando sul possibile meccanismo di chiusura per la cessazione definitiva dei campi. Speriamo di avere al più presto altre informazioni su come l’UNHCR intende affrontare la situazione di estrema emergenza, compresi i piani che vuole attuare come supporto alla popolazione di rifugiati LGBT.

Vogliamo ricordare che nel frattempo c’è una grossa preoccupazione per le esigenze finanziarie dei profughi omosessuali mentre ci si prepara ad un futuro incerto. L’HIAS ha già annunciato il blocco dei fondi in tutte le aree urbane. Attualmente il flusso dei rifugiati dai paesi limitrofi si è fermato, l’UNHCR non sta registrando nuovi arrivi . Il governo del Kenya ha chiesto agli sfollati di mantenere la calma, ma ancora mancano notizie sui sostentamenti.
Si sta sperando di trovare una soluzione tempestiva grazie ai negoziati condotti dall’UNHCR con il governo del Kenya.

International LGBTI Support ricorda che ormai sono anni che cerca di spingere il Parlamento Europeo ad affrontare il problema assieme alle Nazioni Unite , per dare uno spazio al problema dei Rifugiati del Kenya e del Senegal e poter migliorare le loro condizioni, attuando procedure di sostegno adeguate e agevolando la richiesta per i documenti utili per il reinsediamento. Se qualcuno volesse supportarci in questo lavoro, l’aiuto sarebbe senz’altro gradito.

Le informazioni e i dati sono prese da Human Rights First e HIAS , UHNCR.

 

International LGBTI Support

Tobias Pellicciari

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