COMBATTERE LO STIGMA PER PROTEGGERE LA SALUTE MENTALE DEGLI ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI AFRICANI

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I difensori dei diritti umani in africa affrontano sfide significative nel superamento dello stigma sulla salute mentale per poter ottenere un aiuto. Contribuiamo a diffondere informazioni sul tema e invitiamo a partecipare al dibattito sulla salute mentale degli attivisti per i diritti LGBTI.

Molti paesi hanno acconsentito ad addomesticare un regime in espansione sui trattati internazionali dei diritti umani nelle rispettive giurisdizioni. I difensori dei diritti umani sono emersi negli ultimi decenni per monitorare la discriminazione e gli standard di violenza della società ed alcuni sistemi forti della terra. Ma questo tipo di lavoro molto conflittuale non è senza costi, alcuni dei quali sono personali .

Un avvocato che lavora nel campo controverso dei diritti LGBTI in Africa – che ha sperimentato le difficoltà del sistema ci porta la sua testimonianza sugli gli effetti di stress e dei traumi cronici che affliggono gli attivisti. Molti dei suoi colleghi, ad esempio, hanno sperimentato la depressione , lo stress e la paura, quando i tabloid pubblicavano storie su di loro. Molti altri lavoratori per i diritti umani presentano effetti multipli di traumi, sia diretti che indiretti, come l’insonnia, l’abuso di sostanze (dipendenze), paranoia, l’isolamento e l’iper-vigilanza, tutti questi sintomi sono comuni al disturbo post-traumatico (PTSD). A causa di ciò che hanno sperimentato e testimoniato, alcuni di questi attivisti hanno persino tentato il suicidio, perdendo la vita nel perseguimento la giustizia, per poter garantire l’uguaglianza e la non- discriminazione. Come molti altri professionisti che trattano regolarmente traumi di questo tipo (ad es. infermieri, agenti di polizia, paramedici) la salute mentale di chi opera in questo settore , è raramente messa in discussione. Tuttavia, l‘Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce che l’aumento della consapevolezza sulla salute mentale potrebbe migliorare l’accesso alle cure ed ai risultati complessivi.

In Africa questa riluttanza a cercare aiuto per i propri problemi emozionali o psicologici, nonché per la mancanza di consapevolezza è particolarmente acuta. Molti stati africani, come il Ghana, non sono stati in grado di fornire servizi per la salute mentale dei loro cittadini, aprendo le porte dei “campi di preghiera” sulla base di miti religiosi destinati a persone con problemi psichiatrici. Una stima recente suggerisce che il 75% delle persone nei paesi a basso o a medio reddito, non ottengono i servizi per la salute mentale di cui hanno bisogno, suggerendo così che nell’Africa Sub-sahariana la maggior parte delle persone affette da depressione , ansia e malattie mentali non hanno accesso adeguato alle cure. I problemi di salute mentale curabili sono gestiti e trascurati anche dai governi.

Ci sono ancora molti problemi che bloccano i difensori dei diritti umani in Africa per avere accesso ad un’adeguata assistenza sanitaria mentale, ma se ne distinguono tre in particolare: lo stigma, il sostegno sociale inesistente e la mancanza di conoscenza. In primo luogo, lo stigma associato ai problemi di salute mentale in molti paesi africani è altamente negativo, in alcuni casi le persone con gravi problemi di salute mentale sono sospettate di essere streghe o di essere possedute da spiriti maligni. I lavoratori che si occupano di diritti umani, che dovrebbero essere il pilastro e i guerrieri per i più vulnerabili, non possono permettersi di apparire deboli o instabili in una regione in cui molte persone vedono già i loro diritti minacciati e considerati estranei alla cultura africana tradizionale. Come Vincent Nuwagaba, un attivista sociale che ha lavorato in precedenza per Foundation for Human Rights Initiative (FHRI), ha riferito:” Sono stata arrestata ….torturata ed arrestata nuovamente e rilasciata senza alcuna colpa. Al tempo le forze dell’ordine mi hanno arrestato, mi hanno presa e mi hanno scortata all’ospedale mentale di Butabika, decendo che ero pazza”.

Lavorare su questioni controverse – come per i diritti LGBTI – è particolarmente problematico in luoghi come l’Uganda, dove l’omosessualità è attualmente un crimine, non solo, questi attivisti si trovando a dover fronteggiare la possibilità di essere perseguiti penalmente, in quanto possono essere penalizzati per aver promosso “reati innaturali” per via del loro lavoro di difensori dei diritti umani, tutto questo può anche causare una grande ansietà, ed il rischio di essere accusati di problemi psichiatrici se loro stessi sono omosessuali o sospettati di esserlo. Frank Mugisha, direttore esecutivo Sexual Minorities Uganda ,osserva: “l’attivismo LGBTI in Uganda provoca molta paranoia nelle persone che pensano di essere dalla parte sbagliata della legge, la maggior parte degli attivisti si sveglia e si sente in galera…. così, i loro pensieri diventano negativi, causando la rottura del loro equilibrio e della loro salute mentale; non tutti i cervelli possono gestire queste situazioni allo stesso modo”.

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In un secondo luogo, gli attivisti per i diritti umani possono affrontare una mancanza di sostegno sociale, in quanto sono spesso lontani da casa, viaggiano in luoghi remoti o sono costretti a nascondersi perché sempre sotto costante minaccia. Questo non è uno stile di vita che favorisce la costruzione di una forte rete di supporto; Spesso le persone che operano in questo campo si affidano principalmente ad altri attivisti del settore, che devono subire le stesse pressioni e fare gli stessi sforzi. In molti paesi africani, questo problema è ancora più forte quando la paranoia dell’azione penale o della violenza provoca l’isolamento degli attivisti e quando le frequentazioni di quest’ultimi sono limitate ad un piccolo gruppo di colleghi. Fidarsi di un terapeuta o di uno psicologo sconosciuto e confidargli questioni che potrebbero essere contrarie alla legge in alcuni paesi prende un alto significato di fede. La mancanza di fiducia e di sostegno sociale , come la consulenza fra le parti o l’accesso a psicoterapeuti, significa che molti attivisti mantengono tutti i problemi per sè , mentre potrebbero essere risolti attraverso l’aiuto di un terapeuta addestrato.

In terzo luogo, una diffusa mancanza di conoscenza inibisce molti lavoratori nel settore dei diritti umani e non li spinge a chiedere aiuto. Le organizzazioni africane per i diritti umani spesso evitano di discutere della salute mentale dei loro attivisti perché temono che un consiglio potrebbe essere ignorato se in seguito i loro dipendenti si sentissero etichettati come scorretti. Molti attivisti, evitano di cercare aiuto perché hanno paura anche del giudizio dei loro coetanei e di essere bollati come “pazzi”. Nel complesso, sembra esserci una notevole mancanza di conoscenza in gran parte delle regioni, sul fatto che recarsi dallo psicologo non è solo una cosa da malati mentali. L’auto-negazione o il rifiuto a cercare una corretta terapia tra i difensori per i diritti umani crea vulnerabilità nella vita di queste persone e un danno fino alla malattia mentale.

Eliminare lo stigma della malattia mentale è molto impegnativo, soprattutto in Africa. Ma le organizzazioni per i diritti umani dovrebbero prendere in considerazione l’opportunità di istituire programmi regolari per affrontare al meglio questo problema, promuovere la ricerca di aiuto come elemento essenziale e cercare di dissolvere la resistenza e la debolezza, illustrare che una buona salute mentale migliora la produttività dei propri dipendenti. La salute mentale degli attivisti deve essere discussa nel campo dei diritti umani in modo che gli stessi lavoratori possano essere sani e raggiungere obiettivi universali durante le loro attività di difensori. Mugisha ammette :”Ero paranoico e ho finito col usare un sacco di terapeuti per esternare i miei pensieri negati ed evitare di esplodere… alcune persone non credono nell’aiuto dei terapisti. Se dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro dobbiamo andarci”.

In un campo in cui i lavoratori affrontano frequentemente traumi, esaurimenti e stress cronico, l’assegnazione di fondi per proteggere in modo proattivo la loro salute mentale è molto importante e ne beneficerebbe l’intero movimento per i diritti umani. Dobbiamo smettere di trattare gli attivisti come se fossero sacrificabili ed invincibili: siamo tutti esseri umani, e gli attivisti che si “bruciano” con il loro lavoro non possono essere d’aiuto a nessuno.

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