Spagna: persone LGBT in cerca di asilo abusati in un Enclave nel Nord Africa

Postato il Aggiornato il

migranti-Ceuta

MILANOHuman Rights Watch ha detto che i richiedenti asilo, lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) in Spagna, all’interno all’enclave nordafricano di Ceuta, sono esposti a molestie e abusi. Le autorità spagnole dovrebbero trasferirli senza indugio nella Spagna continentale e fermare la loro politica di bloccare la maggior parte dei trasferimenti dei richiedenti asilo alla terraferma.

Judith Sunderland, il direttore di Human Rights Watch associato ad Europa ed Asia ha dichiarato :” i richiedenti asilo LGBT che sono fuggiti dalle molestie e alle intimidazioni omofobiche a casa loro, oggi devono affrontare abusi e violenze a Ceuta , sia nel centro per l’immigrazione che in strada”. Ha poi continuato :” La Spagna dovrebbe trasferirli nei centri di accoglienza sulla terraferma, dove possono ottenere servizi ed il supporto a cui hanno diritto”.

Tutti gli immigrati che entrano in modo irregolare a Ceuta sono alloggiati presso un Centro temporaneo per immigrati (Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes, CETI) sotto l’autorità del Ministro dell’occupazione e della previdenza sociale. La struttura, progettata per i soggiorni di breve durata ha la capacità di contenere 512 persone, ed è spesso sovraffollata . Nonostante gli sforzi del personale, i richiedenti asilo non possono ottenere le cure e i servizi di cui hanno diritto ai sensi della legge spagnola.

Quando Human Rights Watch ha visitato il centro il 28 e il 29 marzo 2017 erano ospitati 913 residenti, molti di loro vivevano in grandi tende istituite su quello che dovrebbe essere usato come campo da basket all’interno del complesso,mentre gli altri dormivano nelle stanze utilizzate per le classi dove si svolgevano le varie attività. Mentre il centro è aperto e i migranti possono entrare e uscire, non possono lasciare Ceuta, che è un’enclave di soli 18,5 chilometri quadrati.

Secondo il personale del Centro, attualmente 70 – 80 richiedenti asilo si trovano nel complesso di Ceuta, di cui almeno 10 avevano presentato regolare richiesta di asilo per motivi di abuso e discriminazione sessuale ed identità di genere nei loro paesi.

Human Rights Watch ha parlato con tre uomini gay ospiti nel centro, due provenienti dal Marocco e uno dall’Algeria, tutti hanno presentato una richiesta d’asilo per motivi di persecuzione a causa del loro orientamento sessuale. Essi hanno descritto abusi estremi, tra cui la violenza fisica , anche da parte dei membri della loro famiglia, il rifiuto sociale ripetuto e diffuso e attacchi fisici per le strade nei loro paesi di origine. Un uomo marocchino ha detto di essere stato imprigionato a causa del suo orientamento sessuale. Sia in Marocco che in Algeria l’attività sessuale consensuale fra persone dello stesso sesso è criminalizzata e punibile con una pena massima di tre anni di carcere e multe salate. Tutti e tre hanno parlato di difficoltà nel centro e a Ceuta a causa del loro orientamento sessuale .

“Ahmed” (uno pseudonimo utilizzato per coprire il suo vero nome) un marocchino di 29 anni, ha dichiarato di essere fuggito dal suo paese perché ha subito numerose minacce dalla sua famiglia e anche dalla polizia, ma stava vivendo lo stesso tipo di trattamento da parte di altre persone soggiornando al CETI. Altri residenti del Centro mi dicono che vogliono picchiarmi fuori dalla struttura , vengono verso di me e corrono. Una volta mi hanno anche colpito.

Secondo quanto dice Human Rights Watch i richiedenti asilo LGBT sono intrappolati a Ceuta, l’ipotesi avanzata è che questa sia una politica usata per dissuadere le persone a presentare nuove domande di asilo da parte dei richiedenti, ad eccezione dei siriani, che riescono a raggiungere l’enclave. Ai migranti che non richiedono asilo vengono assegnati ordini di espulsione o di trasferimento nella Spagna continentale, circa 80 a settimana, che vengono collocati nei centri di detenzione in attesa della deportazione o messi in rifugi gestiti da gruppi non governativi. I richiedenti asilo, tuttavia, generalmente non sono autorizzati a trasferirsi.

Mentre alcuni migranti possono rimanere nel centro di Ceuta quattro o cinque mesi, quelli che richiedono asilo normalmente restano molto più a lungo, talvolta si fermano durante tutta la procedura di valutazione della loro domanda di protezione, un procedimento che può durare anche un anno. La polizia di Ceuta effettua controlli di frontiera e blocca i richiedenti asilo che cercano di lasciare l’enclave per la arrivare nella Spagna continentale.

Nel 2010 il ministro degli Interni spagnolo ha affermato che i richiedenti asilo all’interno dell’enclave ricevono i documenti che gli permettono di vivere sia a Ceuta che nell’altra enclave spagnola Melilla nel Nord Africa. Tuttavia, il ministro ha affermato che questi documenti non li autorizzano in alcun modo a viaggiare attraverso la terraferma spagnola. Sebbene le autorità spagnole trasferiscano regolarmente i richiedenti asilo siriani dalle enclavi in altri luoghi, il ministro sembrerebbe non aver cambiato la politica applicata nei confronti delle persone di altra nazionalità, nonostante abbia ricevuto una serie di sollecitazioni e raccomandazioni giudiziali da aprte dell’Istituto spagnolo per i Diritti Umani – il Difensor del Pueblo – e dall’Organizzazione dei Rifugiati e dei Diritti. Le sentenze emesse dalla Corte hanno affermato che i richiedenti asilo dovrebbero avere la libertà di movimento all’interno della Spagna.

Sunderland ha detto:”La situazione dell’enclave, le frontiere dell’Unione Europea sul bordo meridionale del Mediterraneo è senza dubbio diversa da quella di altri paesi EU, ma non è una scusa per punire coloro che entrano a Ceuta per cercare asilo”. Ha continuato dicendo :”La Spagna ha i mezzi per trattare i richiedenti asilo decentemente, compresi i cittadini LGBT che cercano un paesi più tollerante dove poter vivere senza il timore di discriminazioni e violenze”.

ALCUNE STORIE DI ASILO

Ahmed, il ventinovenne marocchino che nel suo paese di origine non ha trovato nessuna protezione, neanche da parte della sua famiglia, neppure nelle autorità, ed è stato condannato a sei mesi di carcere dopo che alcuni agenti della polizia lo avevano picchiato per la strada perché gay. Ha riferito che la vita nel Centro di Ceuta , dove è ospitato da metà ottobre 2016 , è molto difficile. Anche lì viene insultato e minacciato. Una volta fra novembre e dicembre un algerino lo ha colpito in modo violento dicendo che lo avrebbe ucciso. Solo il giorno prima riferisce di essere rimasto nella stanza con un amico ed è stato gettato fuori in malo modo.

Ahmed ha parlato con Human Rights Watch dei suoi sogni e di voler costruire una nuova vita , ha detto :” voglio sopravvivere, voglio un futuro. Non voglio sempre essere picchiato… non posso restare in Marocco e non posso restare a Ceuta perché qui è come il Marocco”.

emigrantes

Francisco un trentenne marocchino, viveva al centro da 14 mesi. Ha detto che la sua famiglia l’aveva allontanato da casa quando aveva solo 12 anni a causa della sua sessualità. In seguito era stato violentato da due uomini in un deposito di rifiuti mentre era ancora adolescente ed era stato picchiato dalla polizia. L’ultimo episodio di violenza fu quando, il cugino, con cui Francisco viveva dopo anni trascorsi all’estero, si scagliò contro di lui dopo aver appreso che era gay:

“Sono venuto a Ceuta perché non avevo altra scelta se non la richiesta di asilo. Ma qui è terribile. Sono disperato. Cetua è proprio come il Marocco. Una volta ero in spiaggia e un uomo che era più anziano di me mi ha offerto un giunto. Io ho risposto ,no. Lui voleva fare sesso con me , ma io ho rifiutato e mi ha gettato una roccia e mi ha colpito. Sono andato alla polizia. In un primo momento non volevano prendere la mia denuncia. Non hanno fatto assolutamente niente. Quell’uomo era sempre sulla spiaggia…. Nel CETI non parlo con nessuno, evito i problemi. Se non lo avessi fatto sarei scoppiato. Essendo stato gettato fuori di casa a 12 anni ho avuto molti problemi….”.

Said 32 anni, algerino, era stato al CETI per quasi dieci mesi quando Human Rights Watch lo ha incotrato :”Voglio vivere una nuova vita” ha detto. “Dovevo dimenticare i miei problemi, non avevo un’idea chiara di dove andare, volevo solo un posto dove stare senza vedere ancora violenza, ma qui è difficile. Puoi dormire e mangiare, solo dormire e mangiare. Bisogna evitare tutti , per poter evitare i problemi”.

Un membro del personale ha riferito a Human Rights Watch che spesso altri residenti “ridicolizzano, molestano e attaccano” i richiedenti asilo LGBT. “Molti non accettano la condivisione di una stanza con una persona omosessuale. O li uccidono qui o combattono fuori dal centro”.

POLITICA EUROPEA

Le direttive di accoglienza redatte dell’Unione Europe, sono vincolanti per la Spagna, ed impongono ai paesi della EU di prendere in considerazione la situazione delle persone più vulnerabili in materia di alloggi e di adottare misure preventive per fermare le violenze sessuali e le molestie nei centri di accoglienza. Mentre i richiedenti asilo LGBT non sono elencati nelle direttive e non sono nell’elenco delle persone considerate vulnerabili , Human Right Watch è d’accordo con l’Unione Europea, ILGA Europe e l’Associazione Europea per i diritti fondamentali per le persone gay , lesbiche , bisessuali , tranagender e intersex, sul fatto che molte persone LGBT che cercano asilo vengono classificate a seconda del tipo di persecuzione affrontata nei loro paesi d’origine. Nell’ambito di una relazione del 2015, L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati UHNCR, ha osservato che le “persone LGBT interessate presentano un ampia varietà di rischi per via della scarsa protezione nei paesi di asilo, tra cui quella di ulteriori persecuzioni da parte delle autorità, delle comunità ospitanti, dei membri della famiglia e di altri richiedenti asilo o rifugiati poco tolleranti”.

800px-Ceuta_en

Le migliori pratiche di accoglienza per le persone identificate come richiedenti asilo LGBT dalle organizzazioni includono, un alloggio in stanze singole, trasferimenti nei centri per minori, formazione specifica per il personale e la facilitazione all’accesso alle organizzazioni LGBT e alle reti di supporto.
Queste condizioni non posso essere soddisfatte per i richiedenti asilo LGBT presso il centro di accoglienza di Ceuta o altrove.

Le organizzazioni non governative, come il Defensor del Pueblo e l’UHNCR hanno ripetutamente sottolineato che i centri di Ceuta e quello di Melilla non sono adatti come centri di accoglienza per i richiedenti asilo. In una relazione pubblicata nel giugno 2016, il Defesor del Pueblo ha concluso che questi centri “non possono essere considerati adeguati per l’alloggio dei richiedenti asilo” ed ha ribadito che l’istituto ha richiamato l’attenzione sulla “mancanza di assistenza specializzata per i richiedenti asilo ed in particolare per le persone con una particolare vulnerabilità”. Il rappresentante dell’UHNCR in Spagna, Francesca Friz-Prguda, ha inoltre dichiarato che già nel mese di dicembre era stato constatato che i centri “non soddisfavano i requisiti minimi previsti dalle direttive europee e non erano il luogo giusto per accogliere le persone che erano fuggite dalle guerre e dalle persecuzioni ed erano già traumatizzate fin dal loro arrivo”.

I passaggi di frontiera e quelli di terra sono diminuiti a Ceuta negli ultimi anni, nonostante alcuni arrivi recenti di grandi gruppi. Nel 2016, poco più di 2.000 persone – soprattutto sub-sahariani e alcuni algerini hanno attraversato irregolarmente il confine . Sempre nello stesso anno, più di 16.000 persone hanno presentato nuove domande di asilo in Spagna e le cifre sono ben al di sotto del 2% dell’EU.

LA SITUAZIONE A CEUTA

Ceuta si trova proprio al confine con lo stretto di Gibilterra da Algeciras, interamente separata dal suo territorio limitrofo dal Nord Africa da una recinzione a doppio strato sovrastata da un lungo filo di ferro. Una recinzione a tre strati separa l’altra enclave dalla Spagna. Melilla invece è più vicina al confine algerino, dalla parte del territorio marocchino. La migrazione irregolare nelle enclavi assume varie forme, tra le quali i tentativi dei grandi gruppi di scalare le massicce recinzioni, l’attraversamento dei vasi nascosti nei vicoli, l’approccio al mare e l’utilizzo di falsi documenti.

Human Rights Watch ha visitato il centro di Melilla nel periodo fra il 23 ed il 26 marzo e si è recato a Ceuta dal 27 al 29 marzo. I ricercatori non hanno avuto accesso al centro di accoglienza di Melilla per poterlo visitare. Al momento del loro arrivo al centro di Melilla venivano ospitate circa 880 persone, mentre la sua capacità effettiva era molto inferiore, ne potevano essere ospitate solo 480. Almeno 350 richiedenti asilo sono stati alloggiati nel centro di accoglienza di Melilla, di cui, solo 50 avevano presentato la loro domanda per motivi di persecuzione dovuti al loro orientamento sessuale e alla loro identità di genere.

Il governo marocchino ha coordinato le misure di sicurezza e la gestione delle frontiere con gli Stati membri della EU, in particolare con la Spagna, dagli anni 90′ il paese è un partner importante e contribuisce agli sforzi della EU per esternare i controlli alle frontiere. Mentre il numero di migranti e dei richiedenti asilo che erano riusciti a raggiungere la Spagna dal Marocco erano abbastanza pallidi rispetto agli arrivi verso l’Italia e la Grecia, la cooperazione dell’EU col Marocco, guidata dalla Spagna ha fornito un progetto per le politiche perseguite dalla EU e dagli Stati membri sin dal 2015 con gli altri paesi di transito.

Gli accordi bilaterali di riammissione tra Spagna ed Algeria, nonché tra Spagna e Marocco, rendono più semplice per la Spagna riversare direttamente i cittadini di questi paesi nelle sue enclavi.

La Spagna ha ufficialmente inaugurato i suoi uffici di asilo di frontiera in entrambe le enclave nel 2015. Mentre i siriani e i palestinesi continuavano ad accedere all’ufficio di Melilla per le richieste di asilo, molti hanno riferito di documenti falsi ottenuti dai marocchini corrompendo i funzionari per poter lasciare la parte marocchina, nessun altro cittadino si è mai avvicinato all’ufficio di Melilla. Fin dalla sua inaugurazione nel marzo 2015, nessuna persona ha richiesto il permesso di asilo all’ufficio di frontiera di Ceuta. Gli ostacoli da affrontare all’uscita dal Marocco durante l’attraversamento ufficiale di frontiera sono molti ma i richiedenti asilo non desistono, non hanno nessuna altra scelta oltre quella di tentare di entrare irregolarmente nell’enclave. Una volta giunti a Ceuta o a Melilla, possono richiedere l’asilo in una stazione di polizia o presso il CETI.

Human Rights Watch ritiene che la prospettiva di rimanere a Ceuta tempo indeterminato scoraggia definitivamente le persone che hanno bisogno di protezione internazionale come richiedente asilo. Human Rights Watch ha parlato con un ragazzo di 22 anni della Repubblica Centroafricana, che il mese dopo al suo arrivo nel centro di accoglienza stava lottando con la decisione di chiedere o meno asilo :” Dicono che deve essere applicata….ma quando si arriva se non c’è posto posto per me come faccio a farla? La procedura richiede molto tempo, ed io non voglio stare qui”. Human Rights Watch ha sentito diversi fonti anche quella di persone della sub-sahariana che avevano ritirato la loro domanda di asilo dopo che la polizia aveva detto loro che sarebbero stati trasferiti alla terraferma se loro lo avesse voluto; e sono stati trasferiti alcuni giorni dopo.

La polizia respinge regolarmente le richieste di trasferimento dei richiedenti asilo a Ceuta. Gli agenti di polizia osservati da Human Rights Watch citano l’impegno della Spagna nel quadro del codice di frontiera di Schengen, istituito dall’Unione Europea per controllare i documenti d’identità e i documenti di viaggio per recarsi dall’enclave di Ceuta e di Melilla ad altre parti della Spagna o in altri paesi dentro al perimetro di Schengen e affermano che i richiedenti non devono soddisfare nessun requisito particolare per accedere all’ingresso in Spagna “nè esiste un motivo eccezionale di interesse umanitario pubblico” per consentire l’ingresso ad una sola persona. La polizia di Ceuta, attraverso il suo ufficio stampa, ha rifiutato la richiesta di Human Rights Watch di incontrare il capo dell’unità di immigrazione e di confine (Brigada de Extranjeria y Fronteras).

In conclusione dopo aver letto l’accurata analisi rilasciata da Human Rights Watch ci auguriamo che qualcosa cambi nel sistema di accoglienza spagnolo e venga garantita più sicurezza ai Rifugiati LGBT , chiedendo inoltre un maggiore controllo per quanto riguarda l’applicazione delle direttive Europe apparentemente trascurate.

(relazione tratta da un documento di Human Rights Watch)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...