Prigione per i 17 rifugiati ugandesi che protestano in Kenya

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Kenya LGBTI

In questo articolo International Support – Human Rights torna a parlare dei Rifugiati LGBTI in Kenya e non porta buone notizie. Diciassette rifugiati LGBTIQ sono stati incarcerati per un mese a seguito delle proteste contro i maltrattamenti subiti da alcuni profughi ugandesi, che erano fuggiti in Kenya per sottrarsi alla violenza omofobica nel loro paese. L’Uganda è ancora intollerante con le persone omosessuali e questo porta molte persone gay a lasciare le propri terre per trovare un po’ di respiro altrove.


Rainbow Kenya una associazione di Nairobi ha riferito che i diciassette manifestanti LGBTQ ugandesi dopo l’arresto sono stati trasportati alla prigione di Nairobi, in Kenya, per essere detenuti, ed all’inizio di questo mese sono stati trasferiti forzatamente al distretto del Campo profughi di Kakuma, dove ieri sono stati sottoposti ad un processo.

Nonostante questo il malcontento non si è placato e dopo essere stati trasferiti a Kakuma a causa delle loro proteste contro i maltrattamenti subiti a Nairobi, hanno protestato nuovamente a Kakuma contro le condizioni disumane imposte dai campi e la brutalità omofoba della polizia.

Secondo il Fondatore di Rainbow Kenya, Fauza Calvin ( uno pseudonimo del nome usato per la sua sicurezza ) tutti i diciassette rifugiati sono stati condannati ad un mese di carcere e al pagamento di 13.000 scellini keniani (circa US $ 130) .

Fauza ha dichiarato che gli imputati sono stati accusati di diversi crimini, incluso il mancato rispetto degli ordini imposti dall’agente responsabile alla sicurezza nel campo profughi di Kakuma, disturbando in questo modo la pace e distogliendo i funzionari governativi dalle loro funzioni durante le loro ore di lavoro.

Kenya Uganda Gays Flee

Molti dei diciassette rifugiati sono stati mandati alla prigione di Lodwar per scontare la loro pena. Gli altri sono rimasti alla stazione di polizia in attesa di trasferimento in un’altra prigione. Fauza ha detto che inizialmente i rifugiati LGBTIQ ugandesi detenuti erano 18 prima del loro trasferimento a Kakuma, ma uno di loro il 17 maggio è stato picchiato in modo violento dalla polizia e ora è costretto su di una sedia a rotelle. In seguito a questo episodio fu esonerato dal procedimento giudiziario a causa della sua salute.

Rainbow Kenya è un’organizzazione che rappresenta la comunità dei rifugiati LGBTIQ ugandesi e i richiedenti asilo.

Anche Melanie Nathan, direttore esecutivo della coalizione africana per i diritti umani della California ha commentato l’accaduto:

I diciotto rifugiati arrivati al campo di recente , sono stati portati lì dalla polizia keniana ed hanno rifiutato fin da subito l’iscrizione a Kakuma, perché non erano soddisfatti delle condizioni che venivano imposte a tutti i rifugiati LGBTI e che non tenevano conto dei loro diritti. Così hanno protestato perché volevano tornare a Nairobi e non essere sottoposti alle cattive condizioni imposte dal campo – le stesse per etero e gay.

Se si fossero attenuti alle regole e si fossero registrati, forse le cose sarebbero andate diversamente. Il Kenya non vuole dare il permesso a tutti i rifugiati di vivere a Nairobi. Questi 18 uomini conoscevano bene le regole. Quindi, se in seguito ad atteggiamenti sovversivi vengono catturati in strada come rifugiati – dopo non aver accettato i trattamenti violenti che gli erano stati rivolti e sono stati sfrattati dalle loro abitazioni e costretti ad andare a protestare fuori dalle porte dell’UNHCR, le probabilità di un loro invio a Kakuma erano alte.

Così è successo qui. Quando sono arrivati a Kakuma si sono rifiutati di registrarsi nel campo e hanno iniziato a protestare. Purtroppo i rifugiati LGBTI dovrebbero sapere che il Kenya è un paese sovrano che ha creato una politica a doc per tenere i rifugiati nei campi.

In una risposta a Nathan uno dei 18 detenuti , Lubinga Eriya ha contestato la visione poco corretta degli avvenimenti, affermando che il gruppo era in “custodia alla polizia alla caserma di Kakuma, bloccati come se fossero schiavi. Sono rimasti prigionieri con assassini e criminali con casi di minacce ancora da chiarire . Ha detto che molti di loro sono molto malati perché le strutture sanitarie sono povere. Chiede di seguire a fondo la questione”.

uganda-refugees-lgbt-kakuma-refugee-campPurtroppo negli ultimi anni le condizioni dei Rifugiati ugandesi che arrivano nei campi del Kenya sono diventate molto difficili, il numero crescente di profughi anche vengono da altri paesi e le scarse risorse economiche non danno modo di garantire trattamenti migliori.
Per questo crediamo ci sia molto da lavorare soprattutto per poter migliorare e garantire anche in futuro i programmi svolti da UNHCR e HIAS all’interno dei Campi del Kenya. Per fare questo ci vogliono più fondi e molto impegno.

Nonostante tutto il carico di responsabilità messo da queste associazioni anche finalizzato a voler garantire la tranquillità per la comunità LGBTI e cercare di reinsediarli il prima possibile, ciò non è sempre di facile realizzazione . Ci auguriamo che questo momento di difficoltà possa essere superato e che ci si muova in un’unica direzione per poter garantire al più presto le migliori condizioni di vita a tutti i Rifugiati costretti a sostare in Kenya prima di essere condotti nei nuovi paesi ospitanti.

Le informazioni sono state pubblicate da Crimes76 in un articolo di alcuni giorni fa, ma vogliamo ricordare che le proteste vanno ormai avanti da lungo tempo, sono state anche segnalate più volte dal sito di International Support – Human Rights . Ormai gli atti di violenza e discriminazione sono diventati molti e la situazione dei profughi LGBTI sembra sempre più a rischio.

Ricordiamo inoltre che nel Report di Human Rights Watch dell’anno 2016, viene sottolineato che il rispetto per i diritti umani in Kenya è precario e che le autorità non hanno studiato in modo adeguato una serie di abusi in cui è stato coinvolto il paese, minando così ulteriormente i diritti fondamentali . In questo modo gli attivisti che lavorano su una vasta gamma di questioni sono costretti ad affrontare sempre più ostacoli. Le organizzazioni per i diritti umani cercano di coinvolgere la polizia e le forze keniane ma non è sempre facile.

Per questo ci impegneremo a fondo perché le loro condizioni non debbano passare inosservate. Vi inviatiamo a leggere anche il nostro programma sull’evento che vorremmo realizzara in Europa sui Rifugiati LGBTI in Kenya 2016/17.

International Support – Human Rights

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