Una nuova cultura sociale della Migrazione

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L’associazione International Support – Human Rights vuole ricordare che è il momento di attuare un cambiamento sulle politiche di immigrazione e sulla gestione dei programmi sociali gestiti da ONG e dalle cooperative, il 2016 è stato un anno tumultuoso: i risultati elettorali e gli scontri politici, il referendum della Brexit, un’economia globale nervosa e una serie di attacchi estremisti che hanno influenzato i movimenti migratori e il modo in cui i paesi hanno risposto. Questo contesto ovviamente coinvolge tutti i Rifugiati anche quelli LGBTI, a volte messi in ombra perché una minoranza.

Non c’è un modo sicuro per prevedere da dove arriverà la prossima crisi dei profughi, ma sono emerse alcune forti tendenze politiche che tendono ad agevolarle, e ciò che colpisce è quanto siano simili fra loro, nonostante i contesti molto diversi.

Nel mondo sviluppato, i partiti populisti di destra sfruttato con successo i migranti e i rifugiati e hanno convinto gli elettori che devono essere determinanti per decidere il futuro dell’Europa. In un mondo in via di espansione, questo ha trasformato i migranti in potenti armi di negazione che possono essere utilizzati dai paese d’origine e di transito per estorcere massime somme di aiuto per la crescita e molte altre concessioni.

Come si svolgerà tutto questo nel 2017 dipenderà in qualche modo anche dai moderatori politici, dai leader, dalla società civile che stanno respingendo i movimenti migratori da un paese all’altro, andando contro le politiche internazionali, ma senza essere ripresi dai governi.

Il declino dei finanziamenti concessi dagli Stati Uniti e potenzialmente anche quelli dell’EU essendo così vicini alle elezioni del 2017, potrebbero vedere l’UNHCR e altre potenti ONG internazionali svolgere un ruolo meno importante nel regime internazionale dei rifugiati. Jeff Crisp, ex capo della politica di UNHCR, prevede che questo atteggiamento potrebbe aprire la strada ad altri attori, in particolare nel settore dello sviluppo, nella società civile e in altri settori privati, per colmare alcune delle inevitabili lacune sorte a nei programmi a sostegno dei rifugiati.

In un contesto così delicato bisogna predisporre azione decise e determinanti per poter portare un cambiamento reale, ma soprattutto diffondere maggior consapevolezza negli operatori del settore, che fino ad oggi, sono stati una parte dei protagonisti indiscussi di questo lavoro.

Betts del Centro degli Studi per i Rifugiati afferma che l’UNHCR raggiungerà un bivio nel 2017 e dovrà essere in grado di sviluppare una strategia chiara per attenuare l’attuale clima politico o rischierà di trovarsi in una situazione difficile da gestire. I tagli dei finanziamenti e dei luoghi di reinsediamento , le molte nazioni che ignorano le leggi internazionali sui rifugiati metteranno l’agenzia in una “posizione molto impegnativa” .

Per questo dopo pochi mesi dall’inizio dell’anno si avverte la necessità di dare una svolta alle politiche di immigrazione e creare reali piani di supporto per le vittime di un sistema molto complesso che sta infettando molti paesi. L’impegno comune e solidale nel risolvere la questione immigrazione deve essere presa in considerazione da ogni Stato membro, e non solo. Il reinsediamento ancora così trascurato in molti Paesi Europei, dovrebbero essere valorizzato e dare una svolta al sistema politico internazionale.

L’azione determinante dell’ex Capo dell’UNHCR, Antonio Guterres che prenderà il timone come segretario generale delle Nazioni Unite nel 2017, potrebbe essere determinante per dare una maggiore attenzione alle cause degli spostamenti, spiega Betts. Guterres potrebbe contribuire anche a favorire “uno spazio politico favorevole” in cui sia possibile sviluppare patti globali significativi sui rifugiati e sulle migrazioni che gli Stati Membri dell’ONU hanno già visionato a settembre, con cui si sono impegnati a perseguire alcuni cambiamenti decisivi.

Secondo alcune ricerche condotte sul web da International Support – Human Rights un maggior controllo dell’immigrazione in Europa, negli Stati Uniti e in Australia potrebbe non passare inosservati nei paesi in via di sviluppo, dove vengono ancora ospitati la stragrande maggioranza dei rifugiti . Eventuali tagli nei finanziamenti dell’UNHCR cominciano a destare molta preoccupazione, molti programmi cominciano ad essere carenti e i continui flussi di profughi provenienti dalla Siria, Sud Sudan , Iraq e Afghanistan aggiungerebbero pressioni già esistenti sui principali paesi ospitanti, tra i quali la Turchia , Uganda , Kenya e Pakistan. Il problema non coinvolge solo le Minoranze sessuali, ma tutti i rifugiati richiedenti asilo che cercano le condizioni per una vita più dignitosa.

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Nel mese di novembre, il Kenya ha rinviato la chiusura del campo profughi di Dadaab, un campo molto importante visto il numero enorme delle persone che vi alloggia, attualmente ospita 261.00 rifugiati somali, alla fine di maggio era stato chiesto lo sgombero, malgrado il rimorso dei rimpatri volontari e dei residenti nel centro che si sono trovati di fronte ad una reale minaccia con un avviso di rientro forzato in patria messi nella circostanza di dover affrontare lo stato di insicurezza della Somalia che ancora persiste nel 2017, la situazione non è stata tutt’oggi completamente sanata.

Il contesto di difficoltà riscontrato in Kenya non è il solo, i rifugiati afghani in Pakistan, sono al centro di una condizione dove è stato chiesto un rimpatrio temporaneo ed un rientro forzato. Un programma di rimpatrio che ha già costretto più di mezzo milione di afghani al ritorno in patria solo nel 2016 , attualmente molti di loro sono ancora in attesa. Il Pakistan aveva fissato per la fine di marzo 2017 un termine per tutti i rifugiati afghani per lasciare il paese prima che si cominciasse a deportarli. Nel frattempo, negli ultimi mesi l’Iran ha restituito un gran numero di afghani senza documenti, che l’Europa prevedeva di rimpatriare nel 2017 dopo aver fallito con i rimpatri nell’anno precedente.
Con il declino evidente della situazione di sicurezza in Aghanistan , l’ente dell’Iniziativa Globale contro la Criminalità organizzata transnazionale prevede che molti rimpatriati tentino di migrare nuovamente.

Ci si rende conto che in un contesto così precario, non si può pretendere di avere una visione sicura sul futuro dell’immigrazione , la promessa di Trump di costruire un “grande e bellissimo muro” che quasi sicuramente lo ha aiutato a vincere le elezioni è già stato licenziato come inammissibile e in gran parte simbolico della resistenza che schierano i paesi. L‘Unione Europea continua a promettere accordi con paesi terzi che possano fornire un calo di numeri delle persone in arrivo, ma tirando le somme i risultati sono stati davvero pochi.

International Support – Human Rights chiede di sostenere programmi mirati per aiutare i rifugiati in un percorso migratorio legale e sicuro, come quello del reinsediamento, vuole promuovere le politiche sociali di integrazione, nel contesto dei richiedenti asilo LGBTI, con alloggi sicuri, corsi di informazione e di lingue. Supporti psicologici adeguati all’interno delle strutture. L’obiettivo principale è poter alleviare la sofferenza derivata dalla violenza e dalle situazione di disagio che queste persone sono costrette a vivere nei loro paesi di origine. Che nel luogo destinato al loro reinsediamento non debbano più ripetersi. Per questo motivo ci teniamo particolarmente a promuovere il lavoro di quelle associazione e ONG che, se pur con fatica stanno portando avanti i loro programmi e stanno continuando a gestire i Campi , come nel caso del Kenya in situazioni ormai al limite.

I Rifugiati LGBTI non sono i soli a vivere nel disagio, nella sofferenza e nella paura del rimpatrio, in questi campi ci sono molti bambini, donne e malati ,che hanno un urgente bisogno di trovare una collocazione idonea per la loro sopravvivenza. Per questo crediamo l’informazione e la sensibilizzazione sia un importante punto di partenza per cominciare ad accettare il cambio di vedute su una accoglienza ancora poco percepita come bisogno sociale.

Più di 65 milioni di persone sono in movimento, cercano cibo , sicurezza e vite migliori per loro stessi e le loro famiglie, fuggono per molte ragioni : guerre, conflitti etnici e religiosi, la corruzione e la criminalità. Il quadro internazionale dopo la seconda Guerra Mondiale è stato creato per soddisfare quello che fu un flusso senza precedenti di umanità che attraversava le frontiere, come quello che oggi si sta spostando per affrontare la grande crisi. Bisogna essere maggiormente consapevoli di ciò che sta accadendo e non si può ignorare questo importante momento storico.

Vi ricordiamo che la nostra associazione sta lavorando sodo per raggiungere questi obiettivi e poter realizzare conferenze informative, workshop sul tema dei Diritti Umani dei Richiedenti Asilo LGBTI. In collaborazione con le ONG , le cooperative ed altri attori del settore. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci.

 

Articolo di

Tobias Pellicciari

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International Support – Human Rights

Bologna – Bruxelles

Email : isp.uganda@hotmail.com

 

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