MIGRAZIONE LGBTI : ASILO E PROTEZIONE INTERNAZIONALE PER FERMARE IL REATO D’ODIO

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Kenya LGBTI
Rifugiati LGBTI del Kenya

Il diritto d’asilo è garantito nel rispetto delle regole dalla Convenzione di Ginevra dal 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967 relativo allo status dei rifugiati conforme al trattato sull’Unione Europa . Globalmente oggi siamo testimoni di una “inesorabile intensificazione della violenza”utilizzata nei conflitti armati nel mondo, tutto questo ha portano alla più grande crisi dei profughi dopo quella della Seconda Guerra Mondiale.

INTRODUZIONE

Le direttive strategiche dell’UNHCR dal 2017-2021 affermano che nel 2015 oltre 55 milioni di persone in tutto il mondo sono state sfollate dalle loro case a causa dei conflitti armati e dalle persecuzioni. La situazione è stata resa ancor più complessa e precaria nel marzo del 2016 quando l’Unione Europea e la Turchia hanno lanciato un piano altamente politicizzato per ridurre il flusso dei rifugiti in Europa. Spingendo i rifugiati nelle mani dei contrabbandieri e dei trafficanti. Tuttavia, non sono solo questi i motivi che spingono le persone a migrare e chiedere lo status di rifugiato in altri paesi, ci possono essere molti altri fattori che possono essere economici, l’insicurezza alimentare, o anche la persecuzione, gli abusi, o ancora la violazione dei Diritti Umani, come nel caso delle persone LGBTI. In questi momenti critici di spostamenti intensi il problema della discriminazione e della violenza in genere, come quella sessuale rivolta alle donne o in particolare alle ragazze non accompagnate, agli anziani, ai disabili e alle Minoranze Sessuali è particolarmente marcato e i gruppi più esposti restano sempre quelli più vulnerabili.

L’Agenzia Fra Fundamental Rights per i diritti fondamentali di Vienna ha rivelato in un report che molte persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali (LGBTI) fuggono dai loro paesi d’origine per recarsi in altri Paesi poiché restano uno dei gruppi più vulnerabili nel modo e più esposti alle discriminazioni. Oltre 77 paesi criminalizzano ancora oggi le relazioni dello stesso sesso; Dieci applicano ancora la pena di morte . In molti altri paesi le persone LGBTI devono affrontare molestie, arresti arbitrari , torture e pestaggi.

Nonostante le persone LGBTI vengano classificate come “gruppo vulnerabile” e possano rientrare nella procedura di asilo, quando sono alla ricerca della protezione internazionale a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere, spesso incontrano grandi ostacoli e la loro richiesta rischia molto spesso di non avere successo, come spesso rischia di non avere successo la piena inclusione sociale nei paesi ospitanti, penalizzandoli anche a livello economico.

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Campi del Kenya

Nel giugno 2011, il Consiglio ha adottato la risoluzione 17/19 – la prima risoluzione delle Nazioni Unite sui diritti umani, che include anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere. La risoluzione è stata approvata con un margine ridotto, ma comunque significato, ed ha ricevuto il sostegno dei membri del Consiglio di tutte le regioni. La sua adozione ha aperto la strada alla prima relazione ufficiale delle Nazioni Unite sullo stesso argomento ed è stata elaborata successivamente dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti dell’Uomo.

Anche per questo motivo negli ultimi anni la consapevolezza su questo problema è aumentata in tutto il mondo e a sua volta anche l’attenzione ai problemi di discriminazione e violenza sulle persone gay, lesbiche , bisessuali , transessuali e intersessualità (LGBTI) col passare del tempo si è dato sempre più spazio ai casi di omicidio, ai casi di tortura, detenzioni arbitrarie , discriminazione, agli accessi sanitari ed educativi e alla privazione degli alloggi perpetrati verso queste persone.
Le Nazioni Unite e gli organi regionali e nazionali per i diritti umani hanno individuato le lacune nell’attuazione delle norme internazionali, tra cui l’abrogazione di legislazioni discriminanti in alcuni paesi come l’Africa, la Russia , Iran , Iraq dove servono maggiori misure di protezione verso la comunità LGBTI, vittima di tortura, violenza e maltrattamenti, salvaguardando così il diritto alla libertà di espressione , associazione e riunione pacifica.

Per fortuna oggi, molti governi stanno prendendo atto di questo enorme problema – sia sotto forma di legislazioni o misure politiche, sia attraverso i programmi mirati di istruzione ed educazione sociale. Includendo il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e più di cento paesi provenienti da molte regioni nel mondo, che si sono volontariamente impegnate a prendere misure volte a porre fine alle violenze e alla discriminazione legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, sulla base delle raccomandazioni generate durante i cicli della Revisione Universale Periodica.

Tuttavia, nonostante questi paesi incoraggino sforzi e strategie per combattere la violenza contro le persone LGBTI e intersex ci sono ancora notevoli difficoltà che dovrebbero essere affrontate. Anche nei paesi in cui si sono registrati i maggiori progressi nei confronti degli uomini gay e le donne lesbiche sono state rilevate delle lacune come nel caso degli intersex.
Sempre dal Report dell’UNHCR oltre un centinaio di Stati membri di tutte le regioni si sono impegnati ad affrontare la violenza e la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale ed identità di genere, oltre ad aver adottato nuove leggi in alcuni Stati, hanno applicato dei nuovi piani d’azione intergovernativi globali per proteggere i diritti delle persone LGBTI, ed hanno istituito organi consultivi che includono persone omosessuali e intersex .
In risposta alla violenza omofobica e transfobica gli stati hanno accolto nuove leggi per riuscire ad affrontare i crimini d’odio, come alcune misure per contrastare il bullismo nelle scuole ed altre azioni politiche per rispettare i diritti dei detenuti transgender.

Altri Stati hanno intrapreso misure per frenare gli abusi verso le persone LGBTI, due di loro hanno vietato la discriminazione sulla base del sesso, uno dei quali ha anche vietato la chirurgia medica per i bambini intersex. Nonostante molti sviluppi positivi ,la maggior parte dei paesi manca di politiche globali per poter affrontare le violazioni dei diritti umani contro le persone LGBTI. Le persone costrette a subire abusi nei loro paesi d’origine sono costrette a fuggire e a nascondersi in paesi più tolleranti. Attualmente fra i paesi più violenti e discriminanti troviamo diversi paesi africani con molte leggi restrittive, la Cecenia e molti paesi della Russia, molti paesi di religione mussulmana , come Iran Iraq e la Siria, che utilizzano ancora la pena di morte.

In molte nazioni dove la situazione delle persone omosessuali resta ancora critica gli individui hanno bisogno di maggiore supporto, anche la relazione che l’Alto Commissario delle Nazioni Unite ha presentato contiene prove dielle forme di violenza e di discriminazione sistematiche rivolte alle persone LGBTI di tutte le regioni a causa del loro orientamento sessuale ed identità di genere – dagli attacchi fisici, violenza sistematica, persino gli omicidi.

La dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Articolo 3 dice che ognuno ha il diritto alla vita, alla libertà e alla propria sicurezza.

Il Patto Internazionale sui diritti civili e politici, Articolo 6 dice che ogni essere umano ha il diritto pertinente alla vita. Questo diritto è protetto dalla legge. Nessuno può essere privato arbitrariamente della sua vita.
Articolo 9 dice che: Ognuno ha il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona.

Convenzione relativa allo status dei rifugiati
Articolo 33, paragrafo 1: Nessuno Stato contraente può espellere o ritornare (rifugiando) un rifugiato in alcun modo alle frontiere dei territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad una particolare società, Gruppo o opinione politica.

Sulla base di questo, gli Stati hanno l’obbligo previsto dal diritto internazionale di prevenire esecuzioni extragiudiziali, indagare sugli assassini che si verificano perpetrati nei confronti delle persone LGBTI, ed hanno il dovere di prendere le misure necessarie per porre fine ai pregiudizi e alla stigmatizzazione sociale dell’omosessualità ed inviare un messaggio chiaro che non bisogna tollerare nessuna forma di molestia, discriminazione o violenza contro le persone basandosi sul loro orientamento sessuale o identità di genere.

SOSTENERE L’ASILO

Gli Stati hanno anche il dovere di fornire un rifugio sicuro agli individui che fuggono dalla persecuzione per motivi di orientamento sessuale ed identità di genere. Come abbiamo riportato nel paragrafo sopra, l’articolo 33 della Convenzione relativa allo status dei rifugiati prevede che gli Stati che l’hanno sottoscritta abbiano l’obbligo di non espellere o non restituire nessun rifugiato in un luogo in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della propria razza, religione, nazionalità, orientamento sessuale o identità di genere.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) raccomanda che gli individui
che temono la persecuzione, a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere vengano considerati “membri di un gruppo sociale particolare” e per questo gli Stati dovrebbero garantire loro la protezione accertandosi che non vengano restituiti in un Paese in cui la loro vita o la loro libertà potrebbe essere a rischio.

L’UNHCR stima almeno 42 Stati che nell’ultimo anno avevano concesso l’asilo ad individui che erano in possesso di prove fondate esibite per dimostrare la loro persecuzione basata sull’orientamento sessuale ed identità di genere. Altri stati avevano accordano l’asilo senza una chiara politica in materia, ed anche nei paesi che riconoscono questi motivi, come motivi di asilo , spesso le pratiche e le procedure non corrispondono agli standard internazionali. La revisione delle applicazioni è a volte arbitraria e incoerente . Spesso i funzionari posso avere poca conoscenza o sensibilità verso le condizioni delle persone LGBTI, questo resta un punto molto importante da cui bisognerebbe partire. I rifugiati sono talvolta sottoposti a violenze e a discriminazione anche all’interno della loro comunità.

Un rifugiato o un richiedente asilo che fugge da tali persecuzioni è esposto maggiormente al pericolo di violenze fisiche e psicologiche, alla discriminazione e alla criminalizzazione e alla povertà. In alcuni casi vengono rinviati al loro paese, con le istruzioni di “tornare a casa ed essere più discreti nel rilevare il loro orientamento sessuale o identità di genere”, un approccio criticato dall’UHNCR.

Rifugiati nei campi

Molti problemi ancora da risolvere dunque, per quanto riguarda l’accoglienza dei rifugiati LGBTI. Gli Stati dovrebbero cercare di monitorare al meglio la situazione e punire gli autori delle esecuzioni extragiudiziali e adottare leggi per il reato di odio che possano tutelare gli individui dalla violenza sulla base dell’Orientamento sessuale ed Identità di Genere. Devono essere istituiti sistemi efficaci per la segnalazione degli atti di violenza e per motivi di odio. Rafforzate e migliorate le leggi politiche in materia di asilo che dovrebbero riconoscere la persecuzione a causa dell’orientamento sessuale ed identità di genere che può essere un valido elemento per poter formulare la richiesta.

Gli Stati hanno anche l’obbligo di rispettare il diritto internazionale e di proteggere gli individui dalla tortura e da altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Ciò include l’obbligo di vietare la tortura e altre forme di maltrattamento e fornire correzione per tali atti. Il fallimento di indagare e condurre alla giustizia i perpetuatori della tortura è di per sé una violazione del diritto internazionale in materia dei diritti umani. Inoltre, è vietato l’uso di esami forzati sui richiedenti asilo, i trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Questi diritti sono garantiti dall’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei diritti umani, e dall’articolo 7 del patto internazionale sui diritti civili e politici e dall’articolo 2 della Convenzione Contro la tortura.

QUALI SONO I PAESI CON MAGGIOR BISOGNO DI PROTEZIONE

Il mondo ha guardato con orrore al numero di migranti e profughi provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa che hanno intrapreso viaggi travagliati per attraversare il mar Mediterraneo per arrivare in Europa, costretti a scappare dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla povertà , dagli abusi, dalla violenza e dalla discriminazione che erano costretti ad affrontare nei loro Paesi. Migliaia di queste persone sono annegate e molte sono state costrette ad affrontare il traffico di esseri umani e l’abuso, sia in mare che una volta attraversata la frontiera, decine di migliaia di loro sono stati bloccati in Grecia mentre molti altri rifiutati dai paesi europei.

La comunità Internazionale cerca di salvaguardare i diritti di tutti gli sfollati – dai rifugiati interni ai richiedenti asilo – anche quando i loro paesi di origine li allontanano dai loro diritti, come nel caso di molte persone LGBTI.

Ecco alcuni paesi fra i più discriminanti sulla base dell’orientamento sessuale ed identità di genere:

IRAK IRAN

Ogni anno, centinaia di persone provenienti dal Medio Oriente chiedono il reinsediamento all’estero per la crescente discriminazione verso la loro sessualità o identità di genere. Prima che i loro casi vengano trattati dall’Alto Commissario dell’U.N per i Rifugiati (UNHCR) in modo da poter ottenere il trasferimento in un altro paese i Rifugiati LGBTI iraniani della Turchia centrale devono attendere una media di due anni . In caso di consenso solo alcuni casi saranno reinsediati successivamente in Europa o Nord America. Purtroppo soprattutto in Europa il numero delle persone ricollocate è ancora molto basso e questo non aiuta .

Human Rights Watch (HRW) ha invitato il governo iracheno ad arrestare le milizie che diffondono campagna di violenza, tortura e omicidio contro gli uomini sospettati di condotta omosessuale o di non essere abbastanza “virili”.
La BBC ha pubblicato alcuni articoli sulla campagna d’odio destinata agli uomini gay in Iraq, i rapporti del mese di aprile 2016 hanno suggerito che 60 maschi sono stati uccisi solo nell’ultimo anno a causa della loro presunta omosessualità . Una relazione pubblicata sul sito web sempre della BBC suggerisce che sono stati uccisi fino a 90 persone gay.

Un altro rapporto di 67 pagine inizia con i versi strazianti “Ci vogliono sterminare” : omicidi, torture, nei confronti dell’orientamento sessuale ed identità di genere in Iraq, documenta una vasta campagna di esecuzioni extragiudiziali, sequestri e torture perpetrate verso gli uomini gay che ha avuto inizio nel 2009 e si è protratta fino ai nostri giorni.

Sempre Human Rights Watch (HRW) ha affermato che gli omicidi hanno avuto inizio nel quartiere di Baghdad di Sadr City, roccaforte delle milizie di Mahdi e in seguito si sono diffuse in molte città dell’Iraq.
I portavoce dell’Esercito di Mahdi hanno cominciato a promuovere i loro timori sul “terzo sesso”, cioè sulla “femminizzazione”degli uomini iracheni ed hanno suggerito che l’azione dei militari possa diventarne il rimedio Altre persone hanno raccontato ad HRW che le forze di sicurezza irachene si sono unite alle torture e alle uccisioni.

Il comportamento omosessuale consensuale tra adulti non è un reato penale in base alla legge irachena, ma Amnesty International afferma che la situazione giuridica delle persone LGBTI in Iraq è “poco chiara”, ed ha aggiunto che “l’attuale governo ha emesso un decreto che permette di applicare la legge della Sharia alle persone omosessuali (consentendo la pena di morte per i gay). Gli iracheni LGBTI sono ora destinati alla “persecuzione e all’esecuzione”.
Anche per questo la richiesta di asilo e reinsediamento è una delle poche salvezze per le persone LGBTI che vivono in questi paesi e che rischiano pene molto severe.

La legge internazionale sui diritti umani vieta tutte le forme di tortura e di trattamento disumano e garantisce il diritto alla vita, incluso il diritto ad una protezione efficace dello Stato. Come risulta dalle prove raccolte dalla relazione di Human Rights Watch , questo non è così, e l’associazione ha invitato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ed anche i governi disposti ad accettare i rifugiati iracheni, ad offrire loro un rapido reinsediamento perché queste persone vivono in un pericolo estremo esposti a questa enorme violenza omofoba.

SIRIA

Anche per quanto riguarda la Siria la situazione non è delle migliori, il governo ha confermato che i rifugiati LGBTI in Siria saranno inseriti fra i gruppi più a rischio.
Il gruppo terroristico islamico conosciuto come Daesh (Stato Islamici) ha pubblicato dozzine di esecuzioni di uomini gay sia in Iraq che in Siria e le comunità LGBTI di conseguenza sono state costrette a fuggire.
In questo caso il reinsediamento è spesso l’unica soluzione durevole per garantire la sicurezza delle persone omosessuali a causa dei gravi pericoli che incorrono nei loro paesi.
Il PM inglese aveva confermato nel 2016 che il Regno Unito avrebbe reinsediato 20.000 rifugiati scappati dal conflitto siriano nel corso dei successivi cinque anni – insieme ai rifugiati più vulnerabili e che al loro fianco sarebbero stati privilegiati anche i gruppi LGBTI maggiormente a rischio.
Dopo che il problema era stato sollevato da Lib Dei al Parlamento, “l’Home Office” inglese aveva confermato i “criteri di vulnerabilità” nel quale sarebbero state prese in considerazione anche le persone LGBTI.

I criteri di vulnerabilità includono i “sopravvissuti alle violenze /o alle torture; Rifugiati con maggiori esigenze di protezioni legali o fisiche; Rifugiati con esigenze mediche o disabilità; Bambini o adolescenti a rischio; Persone a rischio per diverse cause, come quelle del loro orientamento sessuale o identità di genere; Rifugiati con legami famigliari nei paesi per il reinsediamento.
Purtroppo, molte persone hanno ancora troppa paura di presentarsi per chiedere aiuto, nel caso che la loro identità sessuale o di genere diventino pubbliche, sarebbero esposti al rischio di maggiori violenze , per questo motivo è fondamentale che vengano elaborati sistemi sempre più sicuri.

CECENIA

All’inizio di aprile in Cecenia , nella piccola repubblica turbolenta al confine meridionale della Federazione Russa si stagliava una repressione contro gli uomini gay. Secondo il quotidiano indipendente Novaya Gazeta proprio in quel periodo più di 100 uomini omosessuali venivano arrestati dalla polizia e brutalizzati in prigioni segrete, ed almeno tre di loro venivano uccisi e molti rimasero in carcere per lungo tempo.
Nella paura e nella disperazione 75 persone avevano chiamato una linea telefonica di supporto per la comunità LGBTI della Cecenia. Queste 52 persone avevano dichiarato di essere state vittime di violenze recenti, e altri 30 avevano detto di essere fuggite da Mosca dove avevano ricevuto assistenza dagli attivisti LGBTI.

Questa persecuzione gay è sintomatica del regime repressivo che ora percorre la Cecenia. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, un quarto di secolo fa, quel avamposto robusto del vecchio impero ha vissuto l’agitazione separatista, il terrorismo e due guerre molto sanguinose. Decine di migliaia di persone sono state uccise e più di 5.000 sono ancora disperse nelle città in rovina.

La punizione collettiva è il segno distintivo della repressione del signor Kadyrov, i parenti di chi disprezzano le autorità sono minacciati, picchiati, detenuti, espulsi dalla repubblica o vittime di altri atti violenza. Tali metodi furono applicati ai primi sospetti ribelli ma furono diffusi anche ai sovversivi del regime, ai dissidenti religiosi e ai piloti ubriachi. Le stesse tecniche sono state applicate alle famiglie degli uomini che sembravano essere gay, che venivano minacciati di detenzione .
In questo clima di umiliazione e immensa paura i ceceni stanno fuggendo in massa dalla Federazione Russa. La Cecenia è uno stato in uno stato, Kadyrov è l’unico leader della federazione che effettivamente ha il controllo dei servizi di sicurezza nel suo territorio. Accanto alle sovvenzioni russe, c’è un’economia parallela basata sulle estorsioni e le tangenti. I dipendenti statali dichiarano di essere obbligati a consegnare parte dei loro salari .
I metodi coercitivi del regime sono alleati con valori conservatori. Le autorità hanno vietato l’uso di alcool, hanno applicato codici di abbigliamento e “comportamento morale” per le donne ed hanno sostenuto gli omicidi d’onore .

Le tensioni interne sono aumentate nel 2016 dopo una crisi economica, accoppiata con agli espropri dello stato che hanno spinto una grossa parte di popolazione in privazione.
Alcuni rapporti inquietanti dicono che gli uomini gay in Cecenia sono sistematicamente uccisi e vittime di brutali violenza, anche per questo molte di queste persone hanno chiesto di poter uscire dal proprio paese. Secondo alcuni dati, più di 40 persone LGBTI sarebbero fuggite dalla Cecenia, per paura di essere torturate e di essere uccise, ma molte delle persone che restano e cercano di ottenere un visto, non hanno molte possibilità di raggiungere né l’UE, né gli Stati Uniti.
I Ceceni al momento si nascondono in parti remote della Russia, sperando disperatamente di ottenere la documentazione che permetta loro una nuova vita. Anche se molti sono così disperati che fuggono senza documenti.
Porre fine all’abuso e alla detenzione degli uomini gay in Cecenia, è un atto di dovere come accogliere i fuggitivi.

L’appello delle Nazioni Unite è stato quello di liberare in modo tempestivo tutti i gay detenuti e fermare gli abusi, gli esperti invitano anche le autorità russe a condannare fermamente questi atti di violenza e tutte le dichiarazioni omofobiche, che portano incitamento all’odio. Ci sono anche molti rapporti che segnalano omicidi sulla base dell’orientamento sessuale percepito o presunto e questo resta un fatto molto grave. Alcuni di loro sono stati presumibilmente giustiziati dai membri della loro famiglia, i così detti “omicidi d’onore”.

La maggior parte degli abusi, è stato riferito, sono stati praticati in un centro di detenzione in un luogo non ufficiale vicino alla città di Argun. Gli uomini arrestati sono stati sottoposti ad abusi fisici e verbali, tra cui scosse elettriche, pestaggi, insulti e umiliazioni. Sono stati costretti a fornire dati e contatti di altre persone gay e li hanno minacciati di divulgare il loro orientamento sessuale all’interno delle loro famiglie e alle loro comunità – una mossa che avrebbe comportato certamente grossi rischi anche nei confronti “dell’omicidio d’onore”.

Per questo è molto importante che queste persone possano essere reinsediate nel minor tempo possibile e permettendo loro di fuggire dalla violenza e dalla persecuzione , trovando un ambiente dove gli sia consentito vivere in pace.

AFRICA

Oggi ancora 77 paesi in tutto il mondo considerano l’omosessualità un crimine, 10 di loro applicano ancora la pena di morte, l’Afghanistan, l’Arabia Saudita, il Brunei, gli Emirati Arabi Uniti, l’Iran, la Mauritania (diversi stati del nord hanno adottato la Sharia ) il Sudan, la Somalia, il Pakistan e lo Yemen.

Negli ultimi anni, la situazione in Africa è diventata più turbolenta per i gay, le lesbiche, le persone bisessuali e i transgender. Nel mese di gennaio del 2014 la Nigeria ha proposto alcune delle leggi più repressive del continente. Nel febbraio 2014 l’Uganda aveva approvato una legge che vietava la promozione dell’omosessualità e ne rendeva obbligatoria la denuncia. Per fortuna in seguito questa legge cadde per un cavillo legale. Nella Repubblica Domenicana del Congo , sempre nello stesso anno un progetto di legge che prevedeva pene detentive molto severe che andavano dai tre ai cinque anni di carcere per omosessualità aggravata fu presentato per essere approvato, anche se alla fine non venne applicato.
In Liberia, sono stati presentati due progetti, tra cui uno dei quali proponeva la criminalizzazione della “ promozione” delle relazioni fra le persone dello stesso sesso.

Anche nel caso in cui le persone omosessuali non venissero colpite dalla legge erano comunque vittime di discriminazione, violenza e tortura. In Sud Africa dove la libertà di orientamento sessuale è riconosciuta ed il matrimonio gay è stato legalizzato dal 2006 sono ancora regolarmente cacciati, picchiati o anche uccisi impunemente. In questo paese le lesbiche sono ancora vittime di “stupro correttivo”.

Per sfuggire a queste condizioni terribili molte persone LGBTI scappano dai loro paesi e molti di loro chiedono il reinsediamento. Nel caso dell’Uganda ad esempio, dopo che nel 2014 venne approvata la legge anti-omosessualità un numero considerevole di persone LGBTI hanno dovuto affrontare un aumento di attacchi pubblici, peggiorando quello che già era un ambiente pericoloso per una popolazione vulnerabile. Mentre prima, solo alcuni attivisti avevano cercato asilo in altri paesi, l’aumento dell’insicurezza ha portato ad un numero sempre maggiore di persone ad immigrare forzatamente. Anche dopo che la legge anti-gay era stata annullata molte persone hanno continuato ad oltrepassare le frontiere , centinaia di loro si sono rifugiati in Kenya, proprio a causa della persistente persecuzione.

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Campo di Kakuma – Kenya

Purtroppo anche in Kenya le persone LGBTI devono combattere una grossa discriminazione, molte molestie e violenze. Queste persone LGBTI hanno dovuto lottare ogni giorno per trovare lavoro e un’adeguata assistenza sanitaria.
Purtroppo esistono ancora pochi dati sulle esigenze specifiche dei richiedenti asilo perseguitati a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere , sono stati raccolti alcuni dati demografici e alcune storie di persecuzione, 61 dei quali erano casi di persone sopravvissute alla tortura subita a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere. Nei casi di richiedenti asilo LGBTI è stato riscontrato che hanno una maggior incidenza di violenza sessuale, al bullismo e alle persecuzioni che cominciano durante l’infanzia. Questo tipo di persecuzione influisce negativamente sulla loro salute mentale e non possono accedere a una fornitura di trattamenti essenziali.

In conclusione bisogna ricordare quanto sia importante la lotta alla discriminazione in questi paesi, il supporto delle persone LGBTI nei loro paesi di origine, la tutela della loro salute psicologica messa a rischio dai fattori di stress molto elevati, dalla continua paura e dalle situazioni di disagio. Come si nota nelle ricerche condotte, le persone omosessuali sono vittime di bullismo e atti violenti fin dall’infanzia, queste situazioni si protraggono fin nell’età adulta, a volte vengono isolate dai gruppi, dalla comunità e perfino dalla famiglia. Sono vittime anche di episodi molti più gravi, come quelli di violenza famigliare per la non-accettazione, fino all’omicidio d’onore . Alcune violenze sociali che scaturiscono dagli stereotipi come lo “stupro correttivo” delle donne lesbiche . In molti di questi paesi la causa scatenate è spesso il fattore religioso che incita all’odio, come nel caso dell’islam e della Sharia che condanna a morte le persone omosessuali o le chiese evangeliche prime propagatrici d’odio fomentate dall’influenza americana che continuano a guadagnare terreno soprattutto nel continente africano. Il cattolicesimo che per fortuna nell’ultimo periodo grazie a Papa Francesco ha una posizione più moderata per via dell’opposizione posta dalla Chiesa Cattolica .

Per tutti questi motivi si ha bisogno di sostenere dei tempi di reinsediamento più stretti e sistemi di accoglienza sempre più sicuri e garantiti. Ogni giorno che passa è come un marchio indelebile nella vita di queste persone, a volte particolarmente difficile da sostenere, non possiamo lasciare che restino sole abbandonate al loro destino.

 

Articolo di

Tobias Pellicciari

 

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International Support – Human Rights

Bologna – Bruxelles

Email: isp.uganda@hotmail.com

PDF : Migrazione LGBTI: asilo e protezione internazionale per fermare il reato d’odio

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