International Support – Human Rights : la Solidarietà un dovere morale e civile

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Migranti Mar Mediterraneo

Parole che sembravano essere perdute tornano nel discorso pubblico, e gli imprimono una nuova forza “solidarietà”è tra queste e, se pur immersa nel presente, non è immemore al passato e impone di contemplare il futuro.
Era divenuta una parola proscritta. Di essa, infatti, ci si voleva liberare o se ne cancellava ogni senso positivo capovolgendola nel suo opposto. Non più tratto che lega benevolmente le persone, ma delitto : delitto appunto, di solidarietà, quando i comportamenti di accettazione dell’altro, dell’immigrata irregolare ad esempio, vengono considerati illegittimi e si prevedono addirittura sanzioni penali per chi vuol garantire diritti fondamentali, come la salute o l’istruzione.

Stefano Rodotà

Non possiamo ignorare il fatto che diventare solidali in questi ultimi anni è diventato sempre più difficile, in un momento delicato dove crescono le disuguaglianze , dove si cerca di dare diritti a persone più povere, spazi sociali a persone migrate, la solidarietà sembra essere sempre più distante. Ma la solidarietà non è sempre solo un dovere morale, ma anche un dovere civile.

La crisi umanitaria che sta attraversando il Mediterraneo centrale, dove migliaia di persone muoiono in mare nel disperato tentativo di raggiungere la sicurezza , o una vita migliore in Europa, non può lasciarci indifferenti. Dai dati di Amnesty International nella prima metà del 2017 sono stati 73.000 i rifugiati e migranti arrivati in Italia via mare. Circa 2.000 di loro hanno perso la vita, portando il tasso di mortalità al 2,7 %.

La causa principale dell’aumento delle morti in mare è rappresentato principalmente dal peggioramento delle condizioni in cui i migranti e i rifugiati si trovano ad dover attraversare il mare. In parte a causa degli sforzi dell’Unione Europea di distruggere le attività dei trafficanti in Libia che stipano più persone possibili sulle barche di peggior fattura, spesso senza mezzi per chiamare i soccorsi, come telefoni satellitari. Frequentemente sono imbarcazioni che non hanno nessuna possibilità di raggiungere le coste europee e che necessitano di soccorsi fin dal primo momento della loro partenza.

Come ci ricorda Amnesty International questa strategia europea ha fallito e non ha prodotto i risultati auspicati, quello di poter fermare le partenze e prevenire i decessi, ma sta di fatto esponendo sempre più persone a un rischio ancora maggiore , che se intercettate , al loro sbarco in Libia dovranno affrontare situazioni di detenzione ,tortura e stupri.

La conclusione è che i leader europei hanno smesso di vedere nelle attività di ricerca e di soccorso una priorità, fallendo nella risposta di cambiamento ponenti i rifugiati e i migranti in una condizione di pericolo.
In assenza di canali di accesso sicuri e legali che conducano i rifugiati nel territorio europeo , le partenze dalla Libia saranno inarrestabili e continueranno, i leader europei dovrebbero impegnarsi a mettere in campo risorse dedicate alla ricerca dei soccorsi nei pressi delle acque territoriali libiche e sbarcare le persone salvate in porti sicuri.

Purtroppo questo ci dimostra che negli ultimi anni il principio di solidarietà è venuto meno per lasciare largo spazio alle intese economiche fra i Paesi. Sempre osservando gli ultimi fatti si nota che nell’interesse collettivo non vi è più il raggiungimento di un bene comune, ma il benessere di pochi che si riversa sulla vita di molti. I diritti non sono più universali, ma per solo per chi riesce ad ottenerli.

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Salvataggio migranti

Le rotte del Mediterraneo centrale sono state usate dai migranti e dai rifugiati per raggiungere l’Europa per oltre 20 anni. Negli ultimi tre anni però, il numero delle partenze dalle coste nordafricane verso l’Italia sono aumentate in maniera significativa.
Coloro che rischiano la vita per arrivare in Europa scappano da persecuzioni , conflitti e guerre, o sono migranti in fuga da situazioni estreme di miseria estrema in cerca di una vita migliore. La maggior parte degli arrivi in Italia nel 2017 provengono dall’Africa subsahariana, con la Nigeria in testa, seguita dalla Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal e Mali. Il Bangladesh è il secondo gruppo più numeroso.

La scelta della rotta che i rifugiati e i migranti intraprendono verso l’Europa dipende da diversi fattori, non ci sono però dubbi sul fatto che l’aumento dei controlli frontalieri, come per la Turchia, abbiano indotto le persone con un minimo di prospettive a voler raggiungere l’Europa in maniera illegale per vedersi garantire una maggiore stabilità. Il numero relativamente alto di bengalesi arrivati nel 2017 si spiega in parte con la chiusura della frontiera di terra e di mare tra Turchia e Grecia.

Purtroppo questa necessità sempre maggiore di spostarsi, ha portato un aumento record di decessi in mare nel 2016. Alcuni fattori hanno contribuito maggiormente all’aumento dei decessi, come le partenze dalla Libia che sono state effettuate maggiormente nelle ore notturne e con il cattivo tempo, mentre negli anni precedenti si tentava di effettuarle nelle prime ore del mattino e con buone condizioni meteo, è drasticamente diminuito l’uso delle imbarcazioni di legno, che sono state sostituite dai gommoni. Inoltre, hanno cominciato a caricare un numero sempre maggiore di persone. Si cerca di far partire molte più barche contemporaneamente.

Questo per fare notare quanto la situazione attuale possa influire sulla sicurezza di queste persone, la loro incolumità. Il dovere civile è dare protezione a questa gente in segno di solidarietà, morale e civile.
Il tema della solidarietà e dei principi in questo caso è protagonista.
L’attuale cooperazione con la Libia per impedire che le persone raggiungano l’Europa è un progetto privo di umanità e di solidarietà umana, considerando le difficoltà estreme che queste persone sono costrette a sopportare.

Gli sforzi europei per assistere la Libia, dopo la caduta di Gheddafi, si sono indirizzati in più aree. L’Unione europea, in questo momento sta supportando la transizione politica e un assetto negoziato tra i gruppi politici del paese attraverso il ripristino delle istituzioni e progetti mirati alla ricostruzione delle infrastrutture pubbliche. L’Unione europea sta inoltre provvedendo a fornire aiuto umanitario agli sfollati interni e ad altri gruppi nelle aree più vulnerabili coinvolte nei conflitti.

Il piano europeo include misure per fermare i trafficanti e le reti criminali rafforzando lo scambio di informazioni e il coordinamento con la guardia Costiera libica e le agenzie di controllo delle frontiere dei paesi africani. Pare ormai evidente che l’obiettivo dei leader europei è quello di formare e potenziare la Guardia costiera e la Marina Libica. Questo approccio porta con sè due problemi evidenti. Il primo che la Guardia costiera libica attualmente, non è in grado di effettuare operazione di ricerca e soccorso. La seconda che lo sbarco delle persone in Libia espone i rifugiati a violazioni ed abusi. Il controllo della migrazione e la cooperazione con la Libia deve tenere conto di questo fatto e deve essere strutturato in modo da poter garantire i diritti umani delle persone e impedire gli abusi.

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Bandiera Europea

Come denunciato da Amnesty international e dalle Nazioni Unite i leader europei sono consapevoli della drammatica situazione affrontata da centinaia di migliaia di rifugiati e migranti in Libia, che vengono sottoposti a maltrattamenti e detenzioni arbitrarie se reclusi in centri di detenzione, nonché a uccisioni arbitrarie, violenza e sfruttamento se non si trovano in detenzione.
Negli ultimissimi anni, l’anarchia del conflitto civile in cui è precipitata la Libia dalla fine del regime di Gheddafi nel 2011 ha contribuito notevolmente al ricorso alla rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia come unico modo per sottrarsi a tale stato di diffusa violenza e insicurezza. Migliaia di persone che inizialmente tendevano a fermarsi in Libia si sono ritrovare a vivere senza altra via di uscita che le fughe via mare.
Questo vuole dimostrare che le condizione di vita particolarmente intollerabili per i migranti africani, come dimostrano le testimonianze di Amnesty, il diffuso razzismo, la violenza , gli abusi contro gli africani neri che sono ordinariamente sfruttati come manodopera, rapiti a fini di riscatto , comprati e venduti come schiavi, hanno alimentato i casi di fuga .

In questi casi, dove la violenza è atroce la solidarietà diventa fondamentale per garantire il diritto umanitario e, dovere morale e civile per ogni cittadino europeo. Troppo spesso nell’egoismo collettivo si lasciano da parte i principi, viene a mancare la solidarietà e si alimenta il pregiudizio.
Spesso l’ideologia razzista diventa la manifestazione esplicita del pregiudizio etnico che risulta essere una diretta manifestazione del potere. Dobbiamo superare il pregiudizio e favorire gli scambi sociali.
Gli scambi sociali sono importanti in quanto la gente non dispone informazioni sugli altri, non riesce a comprendere il significato delle loro azioni. La solidarietà aiuta ad entrare in contatto con l’altro e capire i diversi punti di vista, abbassare le barriere e a dissolvere le paure.

Molte delle persone che fuggono dai conflitti armati, dalle persecuzioni, hanno probabilmente subito grossi traumi. Hanno bisogno di un forte sostegno emotivo e psicologico.
Tali esperienze possono verificarsi nei paesi di origine dove sono rimaste vittime di trattamenti inumani o degradanti. Ma anche durante i loro spostamenti , mentre cercano di raggiungere l’europa.

L’accoglienza, la tutela e il sostegno diventano fondamentali, cerchiamo di dare un approccio più amplio al problema e a migliorare i progetti di finalizzati alla tutela dei diritti umani, alla tutela della salute mentale delle persone rifugiate e migrate . Indubbiamente è un percorso lungo, sicuramente non privo di difficoltà, ma unenti la solidarietà alla perseveranza sicuramente si otterranno grandi risultati.
International Support – Human Rights ha voluto offrire un punto di riflessione su ciò che sta accadendo negli ultimi mesi sulla crisi del Mediterraneo, per poter agire e scegliere nel modo più corretto e solidale in tutela delle persone che affrontano ogni giorno la sofferenza, che rischiano la vita in cerca di accoglienza.
Il diritto alla vita è un diritto di ogni essere umano, rendiamolo possibile.

 

Articolo 

Tobias Pellicciari

Amnesty International Report : Tempesta perfetta

 

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International Support – Human Rights

Bologna Bruxelles

Email : isp.uganda@hotmail.com

PDF: International Support – Human Rights : la Solidarietà un dovere morale e civile

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