Come vivono a “Kakuma Camp”i rifugiati LGBTI

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Kakuma
Kakuma, Kenya

International Support – Human Rights , ha avuto uno scambio di email con il rappresentante dei Rifugiati LGBTIQ del campo di Kakuma, in Kenya, per parlare dei disagi che devono affrontare e delle loro difficoltà quotidiane , per poter così migliorare le loro condizioni ed il nostro lavoro. International Support – Human Rights non divulgherà il suo nome per la sua tutela e motivi di sicurezza.
Sono molti i punti che dovranno essere approfonditi durante le nostre attività di lavoro , il nostro obiettivo è quello di poter migliorare il soggiorno nei campi a volte molto lungo dei Rifugiati LGBTIQ , la maggior parte di loro è ugandese. Il nostro obiettivo è di diminuire la discriminazione e agevolare le persone LGBTIQ nelle procedure della richiesta di asilo e di reinsediamento in altri paesi che possano fornire loro un’adeguata protezione.

La maggior parte dei Rifugiati LGBTIQ fugge dall’Uganda per via della discriminazione sessuale, un aumento degli spostamenti si è registrato nel 2014 , dopo la ratificazione della legge Anti-Homosexuality Act , approvata dal presidente Museveni, che infliggeva alle persone omosessuali una pena detentiva che poteva raggiungere fino ai 14 anni di carcere . La legge, il 1 agosto dello stesso anno è poi caduta per un cavillo. Ma la forte discriminazione in Uganda non si è placata. Lo dimostrano le minacce ricevute dagli attivisti durante il tentativo di realizzare il Pride 2017 nel loro Paese.

I Rifugiati che raggiungono il Kenya come ci ricorda il nostro interlocutore si devono registrare agli uffici dell’UNHCR sotto la protezione del governo keniano. Questo per permettergli di ottenere i documenti validi per essere reinsediati. Purtroppo dove sono stati accolti e si sono stabiliti la comunità è ostile . In Kenya come in molti altri paesi dell’Africa l’omosessualità è illegale e le persone LGBTQ corrono il rischio di violenza e discriminazione. Il Campo di Kakuma non è uno fra i luoghi più sicuri, molti rifugiati durante i loro soggiorni sono vittime di discriminazioni e di atti violenti.
Nella email ci sono stati indicati alcuni punti sfavorevoli su cui dover lavorare per poter migliorare le loro condizioni.

La comunità del Campo di Kakuma, per lo più siriani o sudanesi rifiutano le persone LGBTIQ e spesso proprio per questo motivo le persone omosessuali cercano di nascondere il loro orientamento sessuale o identità di genere, dovendo rinunciare di vivere a pieno la loro vita. Altri sulla base di un orientamento presunto o percepito sono spesso vittime di bullismo, violenze e di trattamenti disumani.

Un altro punto molto importante è la poca disponibilità economica. Purtroppo la maggior parte delle persone LGBTIQ non ha un reddito, proprio per via delle ostilità una delle difficoltà più grosse per loro è quella di trovare un lavoro retribuito. L’omofobia che viene a loro rivolta, le identifica come persone “maledette” e sono escluse da qualsiasi contesto sociale.
Molti di loro hanno provato a creare delle attività artigianali, con piccoli lavori fatti con le loro abilità manuali, ma spesso per avviare queste attività ci vogliono soldi e questo diventa un grosso impedimento.

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Kakuma Camp

La discriminazione economica basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere nel campo di Kakuma si è dimostrata indubbiamente un grosso ostacolo. All’interno dei campi è facile identificare le persone LGBTI visto che sono un gruppo molto meno numeroso e vengono quasi tutti dall’Uganda.
Molti di loro durante il soggiorno hanno cercato di lasciare il campo ed inserirsi nel contesto sociale per cercare un posto di lavoro, entro i limiti delle loro qualifiche ma sono stati sempre rifiutati, anche se avevano più esperienza dei loro concorrenti. Nei campi, hanno cercato di dare i loro servizi come insegnanti , magazzinieri, e altri posti di lavoro nella società, ma con scarsi risultati.

La necessità di avere un pasto giornaliero porta le persone LGBTIQ a cercare altre fonti di reddito, cercano di sfruttare le loro doti artistiche ad esempio nell’artigianato, per poter anche contribuire al mercato economico locale. Cercano di insegnare ai loro compagni come creare oggetti fatti con le proprie mani, per migliorare le loro capacità e aumentare i loro profitti. Nella maggior parte dei casi le loro sfide nel mondo del lavoro rischiano di fallire perché manca il capitale sufficiente, non ci sono molte risorse economiche, mancano le materie prime e un mercato stabile che possa agevolarli.

Il terzo punto sicuramente è la scarsità alimentare, avendo poche entrate economiche c’è poco cibo, deve essere rafforzato almeno il sostegno alimentare per garantire tre pasti giornalieri a ciascuno di queste persone. Indispensabile per la loro salute, anche perché possano essere in grado di portare avanti le loro attività e i loro impegni .

Manca un’adeguata assistenza medica e i trattamenti sanitari, questo resta un punto davvero molto importante da sviluppare. Come ci fa notare il nostro interlocutore c’è solo un’organizzazione che si occupa del loro sostegno sanitario ed è a molti chilometri di distanza dai luoghi di lavoro e della vita quotidiana delle persone LGBTIQ, è difficile accedervi. Non solo a causa delle distanze ma anche per via della discriminazione, molte persone omosessuali hanno timore a rivolgersi ai servizi, ma spesso, sono anche i servizi stessi che forniscono poco aiuto alle minoranze sessuali e servizi non sono professionali.

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Kakuma Camp 

Frequentemente le persone affette da HIV + non riescono ad accedere alle strutture o non vengono garantiti servizi adeguati, le terapie necessarie e le misure preventive per non diffondere la malattia. La mancanza dei trattamenti può portare ad un drastico peggioramento della patologia. Questo problema è anche visibile per altre patologie sessualmente trasmissibili, il diabete ed altre malattie croniche. Il sostegno sanitario per i Rifugiati LGBTIQ del campo di Kakuma deve essere una priorità.

Un punto su cui bisogna sicuramente lavorare è quello finalizzato alla protezione, le persone all’interno dei Campi mancano di tutela, purtroppo i servizi di salvaguardia forniti dalle ONG o dall’UNHCR vanno in contrasto con le regole della polizia keniana che trattano le persone omosessuali con pregiudizio e li penalizzano per via della legislazione anti-gay in vigore nel Paese. Tutto questo, influenza in modo negativo la sicurezza della comunità omosessuale e crea un enorme divario tra loro e gli altri residenti. Li rende facili prede della discriminazione, ma anche vittime di difficoltà nella vita di tutti i giorni, come l’accesso agli uffici ed alle strutture. In un clima di tensione fisica e psicologica, davvero preoccupante.
Espone queste persone ad alti livelli di stress che possono peggiorare anche le loro condizioni fisiche o farli ammalare.

Un altro punto forte di discussione è certamente l’esclusione sociale che le persone LGBTIQ devono affrontare in questo contesto penalizzante, come minoranza sono facilmente identificabili e vengono esclusi dalle attività sociali che vengono svolte dagli altri membri del Campo, anche se hanno le competenze necessarie per potervi accedere.
Vengono allontanati dai loro lavori, non viene dato loro nessuno spazio.

Il nostro interlocutore ci ricorda anche la mancanza di alloggi o le condizioni povere che le persone LGBTIQ sono costrette ad affrontare. Non sono protetti dall’omofobia dilagante e dai reati d’odio, le persone che possono accedere ad alloggi protetti sono poche , sale il rischio di malattie per la mancanza di igiene. Sono tutti punti fondamentali per poter rendere la vita dei Campi più vivibile e sostenibile durante il soggiorno in attesa di una vita migliore.

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Ragazzi Rifugiati

Spesso ci ricorda, sono vittime di torture a causa dell’ostilità religiosa. Le persone omosessuali vengono molto discriminate a causa della religione in Africa o in altri paesi, spesso quest’ultima è la principale causa del diffondersi dei crimini d’odio. Il Campo di Kakuma è prevalentemente popolato da coloni e rifugiati di religione islamica provenienti dal Sudan, dalla Somalia e dall’Etiopia, la religione da loro praticata non accetta l’omosessualità e attacca e punisce in modo uniforme e penalizzante tutte i loro movimenti. Costringendoli a rinunciare alle proprie attività quotidiane, come anche solo fare la spesa, uscire dalle loro abitazioni, svagarsi.
Altra situazione che rischia di produrre forte stress emotivo , apatia e molti altri disagi sociali che possono riportare anche danni futuri a chi li subisce .

Molto infondo nella nostra lista, ma non ultimo per importanza ci sono i tempi di attesa decisamente lunghi per il rilascio dei documenti. Come ci ricorda il nostro interlocutore l’elaborazione dei dati da parte dell’UNHCR per concedere lo “status di Rifugiato” per le persone più vulnerabili e per il loro Reinsediamento in paesi sicuri deve affrontare a volte percorsi che durano anni, per poter essere liberati dalla persecuzione che subiscono all’interno del Campo.

Vorremmo lavorare insieme alle istituzioni , alle ONG , all’UNHCR per garantire a queste persone servizi più rapidi e sempre più efficienti nel tempo.
Sappiamo che le difficoltà sono molte i rifugiati vulnerabili comprendono anche molte altre categorie, donne, bambini in attesa di reinsediamento . Ma speriamo che con l’impegno di tutti si possa raggiungere un risultato favorevole.

Il nostro interlocutore ci saluta e conclude, con i problemi qui sopra elencati diciamo con rammarico che l’UHNCR non ha pienamente soddisfatto le difficoltà che ogni giorno sono costrette ad affrontare i rifugiati LGBTQ , anche per via della quantità sempre crescente degli arrivi nel Campo, di conseguenza con un maggior numero di richieste da soddisfare , dice anche che stanno sollecitando da tempo i finanziamenti, le donazioni e cercando di promuovere un miglioramento nelle loro condizioni di vita , ma purtroppo non ci sono stati ancora segnali positivi.

L’impegno comune di ogni singolo può dare un piccolo contributo a far cambiare le cose, se pur in minima parte e poter garantire alle persone LGBTIQ un soggiorno meno penalizzante nell’attesa del loro trasferimento. Dobbiamo sempre tenere conto che non sono le uniche difficoltà che queste persone saranno costrette ad affrontare, in futuro dovranno inserirsi ed ambientarsi in altri paesi, le loro condizioni psicologiche e le loro forze dovrebbero essere al meglio.
Ci auguriamo di avere in questo cammina la massima collaborazione.

 

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International Support – Human Rights

Bologna – Brussels

Direttore de Programma

Tobias Pellicciari

Email : isp.uganda@hotmail.com

PDFCome vivono i Rifugiati LGBTI kakuma

 

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