I Rifugiati LGBT di Kakuma chiedono pari diritti e un eguale trattamento

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Kakuma Camp

Il Kenya è uno di quei paesi dell’Africa in cui ancora l’omosessualità è ancora illegale e poco tollerata, l’omofobia è diffusa nel paese e alcuni rifugiati LGBTI del Campo di Kakuma affermano di aver subito violenze e discriminazione da parte di altri rifugiati che risiedono lì, secondo loro anche perché le Nazioni Unite (UNHCR) hanno esacerbato le condizioni di vita nella struttura, rendendola sovraffollata.

Mbazira Moses, un rifugiato gay che attualmente vive nel campo di Kakuma, ha dichiarato in una intervista email di essere stato esposto a persecuzioni e ostilità sin dal suo arrivo nel campo.
Moses è stato aggredito e pugnalato da un altro rifugiato l’11 ottobre del 2017. Dopo aver riferito il fatto alla polizia, Moses ha detto che non è stato fatto nulla per perseguire il colpevole.
Dice che quella non è stata l’unica volta in cui è stato aggredito, l’episodio si è ripetuto più volte, ma nonostante le sue denunce alle forze dell’ordine la polizia non ha mai indagato sull’accaduto. Invece di ricevere aiuto, Moses venne imprigionato assieme ad altri 18 rifugiati LGBT che avevano protestato pacificamente davanti al quartier generale dell’UNHCR a Nairobi, contro il trattamento ingiusto che gli era stato riservato.
Moses dopo aver parlato con un avvocato, gli venne detto di accettare qualsiasi accusa fosse stata presentata contro di lui, perché era questo l’unico modo per potersi aspettare un sostegno e l’assistenza dall’UNHCR.

Il Campo di Kakuma, fondato nel 1992, si trova nella regione nord-occidentale del Kenya, al suo interno soggiornano molte etnie diverse. Rifugiati etiopi, sudanesi e somali che sono fuggiti dai loro paesi devastati dalla guerra e sono arrivati al campo per poter intraprendere una nuova vita. Secondo un opuscolo informativo dell’UNHCR nel 2004 ci fu un abbondante flusso di nuovi arrivi, Kakuma, si è trovato con oltre 58.000 ospiti, superando così la sua capacità massima di accoglienza. Sempre secondo le informazioni che ci pervengono da UNHCR il campo è cresciuto molto negli ultimi anni ed oggi accoglie più di 77.092 rifugiati.
Moses ha detto che molti membri dello staff che lavorano a Kakuma Camp sono omofobi e considerano “maledetta” la comunità LGBT. Anche per questo, vengono isolati e non hanno le stesse possibilità degli altri profughi. Non vengono coinvolti nelle attività del campo, nei lavori, non possono accedere alle cure mediche, spesso gli vengono rifiutati i farmaci e i trattamenti sanitari per l’HIV.

Secondo Moses e anche secondo molti altri rifugiati LGBT che vivono lì, devono affrontare continui sfratti a causa dei loro vicini omofobi e questo li espone al rischio di rimanere senza casa. L’UNHCR, ha collaborato con la comunità LGBT per fornire loro una sezione abitative vicino al fiume, dove però si trovano ad affrontare sciami di zanzare. Questo mette a rischio la loro salute, molti dei rifugiati hanno contratto la malaria e non ricevono i trattamenti medici di cui hanno bisogno. Vengono lasciati a loro stessi, questo è estremamente lesivo e pericoloso. Le case stesse, sono delle tende, soggette alle intemperie e  non idonee a proteggerli dalla pioggia.
Tredici impiegati dell’UNHCR che presidiano il campo di Kakuma sono stati contattati e ripresi per le accuse di maltrattamento nei confronti di Moses e di altri Rifugiati LGBT del Campo. Solo quattro di lo hanno risposto che queste violenze non dovevano essere commesse.

Moses dice che tutta questa lunga agonia, li ha “portati all’azione”. Molti membri LGBT che hanno ricevuto lo status di rifugiati e il permesso di asilo sotto l’UNHCR del Kenya, sopportano costantemente atti di violenza e persecuzione, da parte della comunità ospite e dagli altri membri all’interno del campo, in casi estremi anche la morte. In questo modo vengono lesi costantemente i loro diritti di esseri umani. La polizia non aiuta a fare giustizia e ad arginare gli episodi che si ripetano ai loro danni.
Continua dicendo che la Comunità LGBT ha espresso molta preoccupazione per la noncuranza degli operatori dell’UNHCR e che si sentono estremamente trascurati. Tutto ciò ha comportato la necessità di chiedere ad UNHCR di consentirgli di avere una lettere di convenzione che gli consenta la libera di circolazione in modo da poter chiedere asilo in un altro paese, dove gli verranno consentito un pari trattamento e pari diritti, che sono concessi agli altri ospiti che hanno un altro orientamento sessuale.

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Kakuma Camp

La storia di Barnabas Wobilaya

Barnabas Wobilaya è un rifugiato ugandese di 36 anni, un attivista con l’HIV che è stato trasferito a Salt City nello Utah, durante la sua fuga dall’Uganda. Ma prima del reinsediamento è approdato a Nairobi, in Kenya, nel gennaio 2015.
A causa del suo attivismo il suo nome era stato pubblicato su alcuni giornali locali, ed in seguito a questo episodio aveva perso il lavoro, dovendosi spostare dal paese per difendere la sua incolumità.
Racconta che quando è arrivato a Kakuma, ha dovuto costruire la sua casa, con alcuni pali e una tenda da montare .
Le persone LGBTi, dice, sono sempre le ultime persone a poter accedere ai servizi. Ed il suo caso dopo 3 anni non era ancora stato elaborato. Le richieste di asilo dei rifugiati LGBT dovrebbero essere elaborate più velocemente perché sono persone estremamente vulnerabili e ad un alto rischio di violenza. Conosco persone che dal loro arrivo in Kenya, sono rimaste a Kakuma per molto tempo e non sanno neppure a che punto è la loro richiesta.

Il processo di reinsediamento è nelle mani del governo del Kenya, e poiché il Paese mantiene ancora le vecchie politiche coloniali che incentivano l’omofobia, molte persone LGBT vengono trattate come criminali e non come richiedenti asilo o rifugiati.
Wobilaya dice che quando è arrivato in Kenya non è riuscito a trovare lavoro, perché i keniani sanno che i rifugiati che arrivano dall’Uganda non scappano dalla guerra o dalle violenze ma solo dall’omofobia dilagante. Quando vai al negozio per comprare qualcosa, dice, ti chiedono se arrivi dall’Uganda, e ti buttano fuori. Non puoi comperare le cose che ti servono, e se parli swahili non ti daranno alcun servizio.

Wobilaya è stato sfrattato tre volte dalle sue abitazioni perché i proprietari avevano scoperto il suo orientamento sessuale. Molte persone LGBT sono costrette a vivere a Kakuma perché i proprietari degli all’oggi a Nairobi si rifiutano di affittare loro una casa.
L’UNHCR era solita fornire uno stipendio di 6.000 scellini kenioti, che sono circa 60$ USA, durante il corso del mese. Con quella cifra, bisognava pagare l’affitto, le spese mediche, i costi per i trasporti ed anche le bollette del telefono.
Wobilaya, dice che oggi la cifra è diminuita, sono solo 45$, bisogna dire che le condizioni di vita sono molto peggiorate e sono orribili, molte persone devono vivere in una stanza, molte altre finiscono in strada per prostituirsi e poter guadagnare qualche soldo.

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Kakuma Camp.

Wobilaya dice che ora è riuscito ad ottenere il reinsediamento, e da quando si trova negli Stati Uniti è difficile trovare il modo per aiutare i suo connazionali, mi dicono che non ce la fanno più, che “stanno morendo”, quando posso dopo aver pagato le mie utenze cerco di inviare denaro ai miei amici della comunità LGBT per aiutarli a comprare il cibo.
Nel campo di Kakuma il Programma Alimentare Mondiale (PAM) in collaborazione con UNHCR, all’interno del campo, distribuisce ogni mese le razioni di cibo per i rifugiati LGBT (mais, piselli, farina, olio da cucina, sapone, sale) ed alcuni oggetti essenziali per l’igiene, come il sapone, il dentifricio.
Tuttavia, la fornitura di cibo nell’ultimo periodo è sempre più scarsa e continua a diminuire, lasciando la comunità omosessuale senza provviste alimentari, considerando il fatto che nessuno vende loro gli alimenti questo li espone ad un grosso rischio di denutrizione.

Wobiaya incoraggia la comunità LGBTQ nello Utah ad aiutare i loro compagni. Se qualcuno volesse contattare per dare una mano può scriverà Tayyar Sukru Cansizoglu, il capo dell’ufficio dell’UNHCR di Kakuma e può donare a loro per aiutare la comunità LGBT di Kakuma, attraverso la raccolta fondi istituita dall’attivista di Salt Lake City.
Grazie mille per il supporto.

Tayyar Sukru Cansizoglu (UNHCR) : cansizog@unhcr.org

 

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International Support – Human Rights

Bologna – Brussels

Email: isp.uganda@hotmail.com

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