AMERICA LATINA – HUMAN RIGHTS WATCH, DIRITTO AL MATRIMONIO EGUALITARIO E AL CAMBIO DI IDENTITA’ DI GENERE

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In un momento difficile in cui alcuni paesi hanno fatto un passo indietro sui diritti LGBT, il 9 gennaio arriva una decisione positiva da parte della Corte interamericana per i diritti umani che apre una nuova finestra di opportunità per l’America Latina.


Durante un parere consultivo di riferimento, il tribunale ha affermato che la Convenzione americana sui diritti umani impone ai paesi di consentire alle coppie gay dello stesso sesso di accedere al matrimonio civile e di conseguenza a tutti i benefici e i diritti che ne derivano. Ha anche affermato che i governi dovrebbero consentire alle persone trans di accedervi tramite un processo rapido e senza costi, di cambiare il nome e il loro genere sui documenti ufficiali , in conformità con la loro identità di genere. In modo di agevolare questo procedimento.

Human Rights Watch dice che i lobbisti conservatori in America latina hanno rapidamente suggerito che i pareri consultivi della Corte non obbligano necessariamente gli altri paesi a conformarsi . Ma la guida autorevole della Corte non lascia dubbi sul fatto che la Convenzione americana garantisca effettivamente tutti questi importanti diritti alle persone LGBT e che le parti dello stato sono tenute a prendere in considerazione l’opinione del tribunale nello sviluppo delle leggi e delle politiche.

In termini di uguaglianza matrimoniale, l’opinione della Corta fa fare un gigantesco passo avanti ai 20 paesi che fanno parte della Convenzione americana, solo l’Argentina, la Colombia, il Brasile e l’Uruguay riconoscevano a tutti gli effetti il matrimonio omosessuale a livello nazionale. Anche il Messico, ma in soli due terzi degli stati, negli altri le coppie dello stesso sesso devono intraprendere una procedura giudiziaria lenta, onerosa e costosa, non richiesta per le coppie di sesso diverso. L’interpretazione della corte è che tutti i 20 paesi sono obbligati a consentire alle coppie dello stesso sesso di sposarsi, con uguali diritti e benefici delle altre coppie. Ciò avviene in un momento particolarmente importante per Panama, per il Cile e il Costa Rica, che si sono impegnati in dibattiti nazionali negli ultimi mesi per risolvere questa questione.

La parte più ampia e innovativa,tuttavia, è quella legata al riconoscimento legale del genere. Nella maggior parte dei paesi dell’America Latina, gli uomini e le donne transgender non possono cambiare il loro indicatore di genere (sesso e nome ) sui documenti pubblici e quelli legali. Alcuni paesi lo consentono, ma solo un complesso processo di riadattamento, costoso e dispendioso in termine di tempo che comporta apparizioni in tribunale (come per il Perù) valutazioni psicologiche (Bolivia), o come nel caso dell’Uruguay, un’approvazione da parte di un “comitato interdisciplinare”.

Altri paesi, come l’Ecuador, apporteranno un cambiamento ma imprimendo anche con un pennarello indelebile nei registri della persona, che potrà essere ancora stigmatizzata . In definitiva è come se non ci fosse stata una reale modifica. Solo Argentina, Colombia e Città del Messico consentono attualmente la conversione del nome e del genere in modo rapido , semplice e poco costoso.

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LGBTI America Latina Pride

Il riconoscimento legale della propria identità di genere non è essenziale solo per la dignità della persona , ma anche per l’accesso ai servizi pubblici di base, inclusi la sicurezza sociale, la sicurezza pubblica e per la giustizia. Non avere documenti che corrispondono al genere può significare vedersi negare i servizi, restrizione per i viaggi, bullismo, umiliazioni e persino violenza.

La corte ha dichiarato che tutti i 20 paesi dovrebbero adottare un procedimento semplificato che consenta a chiunque di accedervi per poter cambiare il proprio nome e affermare la propria identità di genere auto-percepita e poterla iscriverla agli uffici pubblici. Il processo dovrebbe essere riservato, gratuito e senza chiedere un intervento chirurgico o un trattamento ormonale obbligatorio.

Tuttavia, tradurre in realtà l’opinione eloquente della Corte richiederà lavoro, determinazione e volontà politica.

Negli ultimi due anni, i movimenti conservatori che hanno portato forti reazioni contro il movimento per i diritti LGBTI in tutte le Americhe. Nel 2016, sono riusciti a far cambiare opinione al presidente messicano Peña Nieto, bloccando la sua proposta di legge sull’uguaglianza per il matrimonio ugualitario già in discussione al congresso. L’anno scorso l’opposizione ha deragliato un piano studi inclusivo per le persone LGBTI che era stato proposto dal Perù. Più di recente, la gente si è radunata in Paruguay ed in Equador, sostenendo la necessità di diffondere la “famiglia tradizionale” dalla cosiddetta “ideologia di genere”.

Le imminenti elezioni regionali, che si terranno in Costa Rica, in Messico, Brasile e Colombia, potrebbero tenere in sospeso queste misure per via di legislatori riluttanti che non sono del parere di sostenere questi cambiamenti politici, per i diritti della minoranza , facendo leva sui costi.

Ma l’opinione consultiva della Corte interamenricana potrebbe essere il carburante necessario ai sostenitori dei diritti LGBT, non solo per aiutarli a resistere, ma anche per veder decollare i loro diritti, per spingere i paesi che ancora vacillano a promuovere un cambiamento sulla scena internazionale. L’opinione deve diventare una risorsa che gli attivisti potranno utilizzare immediatamente davanti ai tribunali nazionali, coi legislatori e cosa più importante, davanti al pubblico in generale. Mettendo in chiaro che la Convenzione americana garantisce l’uguaglianza del diritto al matrimonio civile per tutte le persone LGBT e anche il riconoscimento legale del genere. In questo modo la Corte Inter-Americana ha reindirizzato il dibattito.

L’America Latina può così aprire la strada ai diritti LGBT nell’anno 2018, la questione è sei governi regionali e i legislatori avranno il coraggio e le capacità di trarre un vantaggio e un’opportunità da questa occasione unica.

 

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International Support – Human Rights

Bologna – Brussels

Email : isp.uganda@hotmail.com

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