Risolvere il Problema dell’immigrazione si può, basta restare umani

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Migranti 

Quando parliamo di immigrazione non facciamo distinzione, le persone che scappano sono sicuramente persone vulnerabili in cerca di un futuro migliore. Fra questi possiamo distinguere i migranti economici, i migranti colpiti dalle guerre e dai conflitti, anche le persone LGBTI costrette a vivere la violenza e la discriminazione nei loro Paesi di origine. Qualsiasi sia il motivo che spinge queste persone a fuggire dovremmo cercare di aiutarle dando loro condizioni più sane dignitose. Anche se questo pare troppo spesso non possa essere possibile.

Nell’ultimo anno un breve memorandum di intesa è stato seguito da una serie di accordi e negoziati con i sindaci libici e i leader tribali, dal Ministro degli interni ,Marco Menniti, spesso personalmente. La politica ha avuto un effetto immediato: gli arrivi nella seconda metà del 2017 erano già calati del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e le morti in mare sono diminuite in modo altrettanto netto.

Questa strategia dell’Italia in Libia è stata sostenuta dal resto della EU, ma è stata duramente criticata dalle ONG e dalle agenzie di U.N, perché tende ad intrappolare i migranti in un paese senza leggi, in cui rischiano di subire torture, estorsioni e schiavitù, a volte nelle mani degli stessi gruppi con cui sono stati raggiunti questi accordi. La guardia costiera libica è accusata di aver consegnato nelle mani dei loro aguzzini coloro che venivano intercettati ed inviati nei centri di detenzione, dove gli abusi sono molto comuni.

A Roma il 20 marzo 2017, Sarraj, durante un vertice che ha seguito alla firma del memorandum, ha presentato all’Italia una lunga “lista di spese” navi per la ricerca e i soccorsi marittimi, motovedette, mute, bombole, gommoni, ambulanze, jeep, automobili, telefoni satellitari e molti altri mezzi veloci per circa 800 milioni di euro. Secondo un’inchiesta di Nancy Porsia sono proprio i guardia coste a regolare il traffico di clandestini in molte zone del Paese. Bija o in altri centri della Libia, e negli ultimi anni avrebbero estromesso tutto ai colleghi e preso in mano il traffico di migranti dettando le sue regole e molti degli uomini che controllavano i flussi sarebbero di fatto suoi “ostaggi”. Questo espone i rifugiati a molti rischi. I migranti in linea di massima arrivano dal Sud Africa, dal Mali, dal Niger, dal Ciad etc, passando attraverso il deserto libico, santuario di numerose organizzazioni criminali e terroristiche, non controllate da nessuno dei due “governi” del Paese. Da lì arrivano sulle coste libiche. Dove, verrebbero smistati in 34 centri di detenzione all’interno dei quali, al momento , sarebbero trattenute dalle 4.000 alle 7.000 persone; 24 di queste strutture sarebbero gestite dal Dipartimento del Governo libico che si occupa dell’immigrazione, le altre sono in mano ai gruppi criminali. L’Unicef a dichiarato di avere accesso a meno della metà dei centri gestiti dal governo e a nessuno di quelli controllati dalle milizie.

I funzionari del ministero dell’Interno libico hanno dichiarato che spesso gli uomini della guardia costiera non si avvicinano nemmeno ai centri controllati dalle milizie perché troppo pericolosi, siamo sicuri che i nostri fondi verranno veramente utilizzati a migliorare i lager in cui vengono detenuti i migranti, o finiranno nelle mani di uomini senza scrupoli che li utilizzeranno per altri scopi?
Questa domanda ci sorge spontanea.
L’accordo sui migranti ricalca le linee del trattato italo-libico firmato a Bengasi nell’agosto del 2008 tra Berlusconi e Gheddafi, dove all’art. 19 stabiliva il sostegno da parte del governo italiano dei costi necessari all’attuazione di misure della limitazione dei flussi. Semplificando : soldi in cambio di contenimento.

Un binomio ormai utilizzato anche nell’accordo per il rimpatrio dei migranti irregolari con la Turchia, che tanto ha fatto scalpore, siglato da Bruxelles il 18 marzo 2016 e fortemente voluto dalla Germania, che ci è costato in termini economici ben 3 miliardi di euro, subito, ed altri 3 miliardi dilazionati. Pagare un paese per fargli tenere i migranti espone lo Stato erogante a una situazione di “ricattabilità”. Questo è molto rischioso perché non si possono escludere ritorsioni future da parte dei paesi coinvolti.

Eppure, nonostante questo, quando l’Italia ha sostenuto questa politica, una cosa non era in discussione: che altre coalizioni che sarebbero potute emergere nei mesi successivi avrebbero mantenuto l’attuale assetto politico con la Libia. Neppure una piccola parte degli intervistati si è opposta. Anche se l’immigrazione ha svolto un ruolo centrale in queste elezioni la promessa di controllare i confini era chiaramente una condizione necessaria per il successo dei partiti .

Questa realtà che fa riflettere mette in evidenza la vera sfida per coloro che si preoccupano dei diritti dei rifugiati e dei migranti intrappolati in Libia. La sfida è quella di riuscire a persuadere una massa critica dell’establishment politico italiano che voglia combinare una politica migratoria di controllo con l’empatia, l’efficacia dei progetti con l’umanità e la riduzione del movimento irregolare senza dover ledere necessariamente i diritti umani, cercando di gratificare ugualmente i propri elettori.

Lo sforzo potrebbe essere sprecato se si guarda ai partiti di estrema destra italiani. Ma quest’ultimi non possono governare da soli . Gli altri italiani , tuttavia, compreso il Movimento 5 stelle potrebbero ancora essere persuasi che esiste una politica migratoria umana .

Una politica umana deve mirare a morti zero. Deve garantire a tutti di essere soccorsi dalle barche europee, deve garantire che tutti possano avere acceso alle procedure di asilo in modo equo ed efficace. Deve garantire che nessuno venga intercettato dalla guardia costiera e finisca nei centri di detenzione, dove garantire per la grande maggioranza dei casi l’accesso ai centri per monitorare le condizioni dei detenuti, dove troppo spesso sono costretti a subire trattamenti inumani. Deve proteggere coloro che hanno bisogno di essere ricollocati perchè subiscono violenze e discriminazione nei paesi di origine. Deve essere una politica d’immigrazione che possa ottenere il sostegno della maggioranza che offra un controllo significativo anche sui residenti irregolari.

Sicuramente non è cosa semplice, ma questi risultati potrebbero essere raggiunti una una collaborazione costante ed efficace, senza tralasciare il lato umano di questa vicenda ed incentivando la trasparenza dei percorsi e il sostegno degli attori coinvolti.

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Migranti in fuga

Un piano per una politica efficace ed umana

Come possono essere raggiunti questi obiettivi? Il prossimo governo europeo dovrebbe proporre ai loro partner europei un piano realistico che sia in grado di includere i seguenti elementi.

In primo luogo, uno sforzo comune per garantire una sufficiente capacità di ricerca e salvataggio al di là delle acque territoriali della Libia. Nei primi sei mesi del 2017 , più di 2.500 rifugiati e migranti sono annegati. Circa 600 persone sono morte nella seconda parte dell’anno, nonostante la riduzione drastica delle partenze. Invece di demonizzare le navi di salvataggio delle ONG o lasciare in mano alla guardia costiera libica ed alle autorità italiane le operazioni di soccorso, i paesi europei dovrebbero compiere uno sforzo maggiore.

In secondo luogo, il sostegno occidentale alla guardia costiera libica dovrebbe essere collegato a condizioni chiare: nessuno dovrebbe essere intercettato sulle sue navi e riportato in Libia, ma dovrebbe essere immediatamente evacuato in Niger dall’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM). I numeri lo rendono possibile: nel 2017, la guardia costiera libica ha intercettato una media di 1.500 persone al mese. Per poter sostenere il rientro in Niger di queste persone dovrebbe essere offerto loro l’assistenza dei loro paesi di origine tramite IOM. Coloro che presentano regolare domanda di asilo , invece, dovrebbero essere reinsediati in un paese sicuro se si ritiene che questo possa essere necessario per la loro protezione. Lo stesso dovrebbe accadere alle circa 5.000 persone attualmente detenute nei centri detentivi in Libia.

La sfida principale è trovare un modo umano e legale per ridurre la migrazione economica irregolare. In definitiva, ciò può essere raggiunto solo modificando certi criteri attuali già esistenti per i potenziali migranti economici. Attualmente gli unici disincentivi al viaggio verso l’Europa sono i rischi e il costo.

La stragrande maggioranza dei migranti che arrivano in Italia può essere certa che sarà in grado di rimanere, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno modo di accedere alla protezione internazionale. L’anno scorso 130.000 persone hanno presentato domanda di asilo in Italia, la maggior parte da paesi dell’Africa occidentale. Nello stesso anno, sono stati concessi 12.000 permessi di soggiorno ai richiedenti di protezione internazionale. Quasi tutti rimasti in Europa, indipendentemente dal loro status di asilo.

Una ragione ovvia per tutto questo, è la riluttanza dei paesi di origine a cooperare all’identificazione e al ritorno dei loro cittadini. Nel 2016 oltre 100.000 persone sono arrivate in Italia da sei nazioni dell’Africa occidentale; circa 4.300 cittadini di questi paesi hanno ottenuto protezione internazionale. Solo 255 sono ritornati volontariamente o con la forza nei loro paesi. Per le persone arrivate successivamente, le autorità italiane hanno ritenuto più facile consentire ai migranti di trasferirsi in altri paesi europei, o di integrarli, per quanto in modo precario, nella fiorente economia sommersa dell’Italia.

Il problema nasce dal fatto che senza il consenso dei paesi di origine non è possibile rimpatriare nessuno. Secondo fonti del ministero dell’Interno, nel 2016 sono stati rintracciati in Italia circa 40mila stranieri senza permesso, per circa 30mila è stato firmato il provvedimento di espulsione, ma appena 5mila sono stati effettivamente rimpatriati. Queste operazioni hanno costi elevati e soprattutto richiedono un accordo bilaterale con il paese d’origine che garantisca l’effettivo rimpatrio, per evitare che il “foglio di via” diventi lettera morta. Va poi tenuto conto della peculiarità dei richiedenti asilo rispetto ad altre categorie di immigrati irregolari: si tratta di persone che hanno accusato il proprio paese di persecuzione o di mancata protezione e bisogna garantire che il rimpatrio avvenga in sicurezza e nel rispetto dei diritti umani.
Oggi l’Italia ha concluso solo quattro accordi di riammissione (Tunisia, Egitto, Marocco e Nigeria), a cui si aggiungono quelli stipulati dalla Commissione europea (cinque con paesi dell’area balcanica: Albania, Bosnia- Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Serbia; tre con l’Est Europa: Ucraina, Russia, Moldova; quattro con paesi asiatici: Hong Kong, Macao, Sri Lanka, Pakistan, oltre a quelli recenti raggiunti con Turchia e Mali).

Le intese attualmente in vigore coprono perciò solo due delle prime dieci nazionalità tra i migranti sbarcati in Italia (Nigeria e Mali), mentre rimane scoperta gran parte dell’Africa sub-sahariana, da cui proviene la maggior parte di loro. Appare quindi urgente e necessario rafforzare gli accordi con altri paesi, possibilmente in un’ottica multilaterale gestita a livello europeo.
Solo in questo modo le politiche di rimpatrio dei cosiddetti “diniegati”, peraltro incoraggiate anche dalle istituzioni europee, potranno diventare efficaci. Altrimenti, in assenza di ulteriori accordi bilaterali, l’Italia rischia di accumulare rapidamente decine di migliaia di persone a cui è stato negato l’asilo e non rimpatriabili.

Pertanto, la terza priorità dovrebbe essere quella di garantire accordi con i principali paesi africani di origine per i richiedenti asilo che hanno fallito nel loro arrivo e concordare una data per il loro rientro. A questi paesi dovrebbe essere offerto un contingente annuale di visti regolari, non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa per lavoro o studio. Tali accordi funzioneranno solo se saranno giudicati nell’interesse dei paesi di origine e se offriranno la possibilità di sostituire la migrazione irregolare incontrollata con una migrazione regolare controllata.

In quarto luogo, bisognerebbe scoraggiare seriamente la migrazione economica irregolare richiede anche un processo di asilo rapido, ma equo, che dovrebbe cercare di assegnare uno status di protezione o passare alla deportazione di coloro che non hanno ricevuto richieste entro due o tre mesi al massimo. Questo anche a scapito della qualità: i Paesi Bassi dispongono di uno dei migliori sistemi in Europa che coerentemente fornisce decisioni e informazioni in un piccolo lasso di tempo. Questo procedimento potrebbe richiedere di tenere la maggior parte dei richiedenti asilo in centri chiusi per tutta la durata dei controlli. Richiederebbe certamente il supporto finanziario e amministrativo di altri paesi E.U, che dovrebbero ricollocare i richiedenti asilo riconosciuti. Questo non sarebbe economico da gestire, o facile da configurare, ma sicuramente uno sforzo comune europeo, lo renderebbe fattibile.

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Parlamento Europeo

Rendere il piano realtà

Questo piano non metterebbe fine a tutti gli arrivi in Europa – non sarebbe questo l’obiettivo – ma ridurrebbe drasticamente i numeri degli sbarchi. Creerebbe canali legali per rifugiati e migranti economici. Ridurrebbe le morti in mare e non condannerebbe le persone alla tortura nei centri di detenzione libici. Garantirebbe l’accesso all’asilo per coloro che raggiungono l’Italia e sosterebbe i principi fondamentali della Convenzione sui rifugiati per coloro che non lo fanno.

Ma un tale piano troverà sostenitori? I risultati elettorali dell’Italia – con forti guadagni per il movimento populista di protesta dai cinque stelle alla Lega di estrema destra – hanno mostrato profonda disaffezione nei confronti dei partiti che hanno governato l’Italia negli ultimi due decenni. Hanno anche dimostrato che, mentre le politiche dure sulla migrazione hanno reso popolare Minniti, né lui né il suo partito hanno goduto di grossi benefici elettorali. Minniti non ha vinto il suo mandato diretto, e il suo Partito Democratico è sceso al di sotto del 20%, il suo punteggio è il più basso di sempre.

Oggi la politica italiana mette in luce una realtà che è vera per la maggior parte dell’EU. Qualsiasi partito politico che non riesce a promettere di controllare dei confini si rende ineluttabile. Allo stesso tempo, ci sono molti elettori che si prendono cura del diritto di asilo e non vogliono vedere coloro che attraversano i confini trattati in modo disumano. Offrire tali politiche, vuole dire distingue i partiti tradizionali, da sinistra e a destra, dai razzisti di estrema destra e ad aiutare a riconquistare gli elettori che ritengono che le loro preoccupazioni in materia di migrazione siano state ignorate.

E la comunità dei diritti umani? Molti accolgono con favore l’impegno nei confronti dei percorsi legali, ma sono contrari alla prospettiva di maggiori rendimenti, procedure più rapide e centri di trattamento dell’asilo chiusi. Ma quelli che fanno calcoli morali devono riflettere sul fatto che l’unica vera alternativa – in questo mondo imperfetto – non è qualcosa di meglio, ma qualcosa di molto peggio. I demagoghi è dimostrato sono stati sconfitti dal meglio, la convinzione e che attraverso politiche efficaci, che un mondo in cui l’empatia ha un posto centrale, è possibile.

Abbiamo voluto riportare questo articolo perché condividiamo questi punti e crediamo che una migliore politica d’immigrazione in Europa sia possibile e porterebbe benefici concreti per tutti. Perché non ci sono rifugiati di serie A o di serie B. I diritti delle persone devono sempre essere messi al primo posto e garantiti con ogni sforzo possibile. Le attuali politiche non danno abbastanza rilievo al risvolto umano delle vicende che si intrecciano negli arrivi dolorosi e nelle partenze inevitabili. Dobbiamo dunque cercare con l’aiuto di tutti i paesi Europei di riportare in una forma più umana le possibili strategie politiche rivolte alle persone che chiedono accoglienza.

(altre fonti citate – L’incognita Libia , di Michela Mercuri)

 

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International Support – Human Rights

Bologna – Bruxelles

Email: isp.uganda@hotmail.com

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